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Le indagini preliminari: tra ragionevole durata e completezza investigativa

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Anteprima della tesi: Le indagini preliminari: tra ragionevole durata e completezza investigativa, Pagina 5
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regolamentazione delle indagini preliminari, è sempre stata avvertita ed ancora 
oggi, venti anni dopo il dato formale della positivizzazione del giusto processo, si 
tenta di inseguirla al fine di evitare deprecabili “esiti abortivi”
7
. 
E allora, nell’ottica del contingentamento di ogni fase procedimentale si rende 
opportuno lumeggiare su quella che, più di tutte, presenta dei contorni in penombra 
che oscillano tra l’affidamento alla lealtà processuale del magistrato del pubblico 
ministero e al rischio derivante dalla possibile concretizzazione di distorsioni 
prasseologiche che si traducono in biasimevoli vulnus concernenti il diritto di difesa 
della persona sottoposta alle indagini. La fase attenzionata non può che essere 
quella genetica del procedimento penale e, dunque, quella relativa alle indagini 
preliminari. Una fase, quest’ultima, che va ad incastrarsi nelle fredde mura dei 
termini prestabiliti di cui al Titolo VIII del Libro V del codice di rito non senza, 
però, discutibili appendici temporali ultronee. Tale immaginario si consuma sotto 
il vigile colpo di scure della inutilizzabilità di cui all’art. 407, comma 3 c.p.p. volto 
a rimarcare che il sine die investigativo non è tollerato dal legislatore. 
Una predeterminazione delle fasi in termini prestabiliti che, a quanto pare, non 
riesce ad assicurare la non permeabilità tra le stesse, il tutto a detrimento del 
principio della netta ripartizione delle fasi processuali.  Ed è proprio la progressiva 
erosione di quest’ultimo principio che rende contiguo al tema della durata delle 
indagini preliminari quello della “completezza investigativa”
8
, divenuta ora 
ineludibile per mezzo della nota sentenza della Corte Costituzionale n. 88/1991. 
Ecco, è questo l’anello di congiunzione tra tematiche che sono divenute 
sovrapponibili - quasi osmotiche - e che costringe ad interrogarci circa la effettiva 
finalità delle indagini preliminari. Non possiamo più accontentarci di una mera 
interpretazione letterale dell’art. 326 c.p.p., rubricato proprio “finalità delle indagini 
                                                
“funzioni specifiche di controllo sui tempi di iscrizione della notizia di reato, individuando sanzioni 
di nullità o di inutilizzabilità per le indagini svolte prima della stessa iscrizione”. 
7
 Queste le parole di R.E. KOSTORIS (a cura di), La ragionevole durata del processo. Garanzie 
ed efficienza del processo penale, Torino, 2005, p. 12. Il medesimo articolo è riprodotto anche 
nell’esordio di R.E. KOSTORIS, Processo penale e paradigmi europei, Torino, 2018, p. 12. L’Autore, 
in particolare riferimento all’istituto della prescrizione, evidenzia che la stessa “è la peggior nemica 
della ragionevole durata del processo perché segna il fallimento della giustizia”. 
8
 Sul tema della “completezza investigativa” e del suo complicato rapporto con il “principio della 
ragionevole durata delle indagini preliminari”, si veda infra al Capitolo III.

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Le indagini preliminari: tra ragionevole durata e completezza investigativa

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Informazioni tesi

  Autore: Costantino Luciano
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi Kalb
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

FAQ

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Parole chiave

indagini preliminari
termini
ragionevole durata
azione penale
proroga
completezza investigativa

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