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Le Politiche d'asilo fra Unione Europea e Italia

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Anteprima della tesi: Le Politiche d'asilo fra Unione Europea e Italia, Pagina 10
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fenomeni, tra loro connessi, che hanno portato a determinare i movimenti di massa nel Secolo 
lungo. L’«esportazione netta» di risorse umane tra l’inizio dell’Ottocento e la fine della Prima 
guerra mondiale fu dell’ordine di una cinquantina di milioni di persone (su una popolazione che nel 
1800 ne contava 188). Fu un grande fenomeno sistemico, che investì l’intero continente e non il 
risultato di aggiustamenti parziali di una società rurale fortemente radicata alla terra. L’emigrazione 
raggiunse il suo massimo nel primo quindicennio del Novecento, quando tra un milione e un 
milione e mezzo di europei lasciò il continente, ogni anno, per destinazioni d’oltremare. Con 
l’inoltrarsi del Novecento vennero a cessare le condizioni che avevano reso possibile la grande 
emigrazione transoceanica, si allentò la domanda di manodopera dei paesi di tradizionale 
destinazione e si attenuò la crescita demografica dell’Europa (Livi Bacci 2014, 66 e passim).  
La migrazione non è però solo frutto delle conseguenze delle disparità economiche e politiche. 
La migrazione è regolata e definita da varie forze, due delle quali sono l’economia e la società. 
L’economia e la sua domanda specifica di lavoro qualificato o non qualificato sono di fondamentale 
importanza perché hanno il potere sociale di definire le dimensioni e la struttura dei mercati del 
lavoro verso cui i migranti devono adattarsi. L’approccio istituzionale, d’altro canto, è centrale nello 
spiegare perché e quale tipo di migrazione prende piede. Sottolinea il significato delle politiche e 
delle procedure amministrative per canalizzare i flussi migratori. Le due forze certamente 
interagiscono: le imprese e i loro rappresentanti politici formulano le loro richieste e i loro interessi 
economici, influenzando le regole istituzionali. L’economia e le istituzioni sociali aprono e 
chiudono le porte per i migranti, definendo e differenziando fra mobilità spaziale e migrazione. 
Solitamente, solo alcune forme di mobilità spaziale sono percepite come migrazione – un fatto non 
riflesso nella definizione piuttosto generale e tecnica di migrazione data dalla Raccomandazione 
delle Nazioni Unite del 1998 – che abbiamo visto in apertura del capitolo. Seguendo queste linee 
guida, i cittadini UE che si muovono all’interno dell’UE sono considerati dei migranti anche se 
solitamente questo non accade (Baganha, et al. 2006, 19). 
Ed è proprio questo quello che accadde in Europa passate le due guerre mondiali col loro 
incalcolabile costo di vite umane e i loro sconvolgimenti senza paragoni nella storia, anche in 
riferimento ai trasferimenti di popolazione. L’emigrazione nel vecchio continente non fu più diretta 
verso l’esterno, ma complice anche la creazione delle Comunità europee, si diresse verso i paesi 
economicamente più forti come la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e il Benelux. Tramite 
l’analisi dei flussi migratori diretti verso l’Europa a partire dalla Seconda Guerra Mondiale si 
possono individuare tre distinti periodi: quello successivo alla guerra e precedente alla crisi

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Gatto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Lucia Quaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 297

FAQ

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