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Mito, Anima, Immaginazione, Cosmologia: un Itinerario in James Hillman

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Anteprima della tesi: Mito, Anima, Immaginazione, Cosmologia: un Itinerario in James Hillman, Pagina 10
11 
anche 'il più bello dei mondi', - il meglio ordinato scientificamente - resterebbe privo di senso, 
'come spazzatura gettata a caso'"
1
. 
 Il discorso di Eraclito sarebbe "la via che conduce dal visibile all'invisibile [che] sono lo stesso, ma 
secundum quid, non simpliciter […] E' un problema, insieme ontologico ed etico, che potremmo 
chiamare 'del risveglio'"
2
. 
In tempi recenti l'efesino è stato considerato 'primo psicologo dell'Occidente', Binswanger gli ha 
dedicato un bel saggio, abbiamo visto il riferimento di Derrida e vedremo quale importanza ha la 
sua figura nel pensiero di Hillman. 
D'altro canto, nel volume (sempre della stessa serie) su Parmenide, viene proposta una lettura del 
filosofo di Elea alquanto diversa da quella tradizionale (in cui si sarebbero avute interpretazioni 
fuorvianti), che intendeva l'essere parmenideo come assolutamente 'uno e immobile', semplice e 
assoluto, negatore della molteplicità degli enti che sono e dunque del mondo. Nel volume si 
sottolinea come l'idea parmenidea dell'essere tenga invece "ferma la molteplicità delle forme, le 
quali costituiscono i principi che devono giustificare l'articolazione del molteplice in tutti i suoi 
aspetti […] dunque, in Parmenide la molteplicità è introdotta come originaria […] non solo l'essere 
parmenideo vale come uno ma solo in quanto tutto, non come il semplice essere di stampo 
melissiano"
3
. E più sopra: "[…] non solo l'essere, nella sua totalità, è espresso nel pensare e nel dire, 
ma anche pensare e dire non sono altro che lo stesso essere nella sua manifestabilità ed espressione 
[…] l'identità esprime questa assoluta coestensività e coappartenenza di pensiero e essere […] sulla 
base [di ciò] in Parmenide si afferma sia la tesi che il simile conosce il simile, sia […] che in ogni 
essere è presente il pensare, cioè non esiste alcun essere privo di conoscenza. Tesi che nel fr. 16 
Parmenide esprime dicendo: il pieno è pensiero"
4
 (si potrebbero rintracciare qui le radici 
dell'hegeliano 'il reale è razionale, il razionale è reale' e di tutta la metafisica occidentale). 
Alla fine del lavoro però, viene evidenziato come Parmenide sia "ambiguamente vissuto sia come 
padre dell'attuale sbocco metafisico dell'Occidente, nella sua espressione scientifica ed economica 
ad un tempo, sia come la riserva inesplorata per una svolta radicale". Dunque ancora "padre […] 
inquietante", ancora "venerando e terribile" anche se dall'"incerta connotazione"
5
: una 'conclusione' 
che è impossibile leggere in quanto tale, se non come il rilancio di un'apertura possibile. 
Abbiamo così (accogliendo la definizione di Eraclito e di Parmenide come 'padri' dell'Occidente) un 
autore, Eraclito, già definito 'oscuro' nell'antichità, che torna ad illuminarci proprio nel punto 
definito ormai del 'crepuscolo' della nostra civiltà culturale ed un altro autore, Parmenide, che ha 
dischiuso (o forse istituito) il 'luminoso' discorso sulla/della verità delle cose che ci ha caratterizzati 
per così tanto tempo proprio come Occidente, che torna invece come 'problematico' e per molti 
versi 'inesplorato'. 
Parrebbe quindi che 'duplicità' e 'differenza', nel pensiero, non siano solo una scoperta della 
psicanalisi, ma siano (e siano state) delle possibilità sempre presenti; anche se la psicanalisi (come 
costitutiva di quella 'scuola del sospetto' a cui si è accennato) vi abbia contribuito notevolmente 
evidenziando dei problemi importanti, quale ad esempio il rapporto con l'inconscio: se cioè lo 
conosciamo come (radicalmente) altro, come possiamo conoscerlo o anche solo parlarne se non dal 
nostro punto di vista (la ratio) che quindi appare inevitabilmente limitato ed inadeguato? Come 
gestire questa differenza? Che significato attribuirle? Non sarebbe forse necessario un sapere che 
abiti proprio questa differenza e che quindi differisca dalla nostra ratio senza però gettarsi in una 
qualche oscura irraggiungibile e radicale alterità dai toni misticheggianti? 
                                                 
1
 Ivi, pp. 68-69. 
2
 Ivi, p. 52. 
3
 L. Ruggiu, "Parmenide di Elea", in AAVV., EMSF: Le radici del pensiero filosofico (1), Istituto della 
Enciclopedia Italiana, Roma, 1993, p. 74. 
4
 Ivi, p. 66. 
5
 Ivi, p. 96, passim.
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Informazioni tesi

  Autore: Pietro Sante Vincenti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Paolo d’Alessandro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

FAQ

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