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Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel

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Anteprima della tesi: Moralità e religione nei cosiddetti "Scritti teologici giovanili" di Hegel, Pagina 10
piuttosto l’idea di un soggetto dinamico che partecipa attivamente della vita della 
“civitas”, della cittadinanza ( come dire della comunità ), dove non deve sussistere 
più frattura o separazione o competizione tra il privato e il pubblico ( e il filosofo 
di Stoccarda contempla con ammirazione i modelli antichi delle poleis greche e 
della repubblica romana in cui le due sfere sembravano identificarsi ). 
Si potrebbe dire che nei periodi di crisi degli “ordinamenti civili” (o “cittadini” nel 
senso più lato e comunitario della parola), ricorrenti nella storia, si avverte questa 
dissociazione tra il pubblico e il privato, con la conseguenza che l’individuo viene 
lasciato a se stesso e non può garantire la sicurezza della sua vita terrena, 
perdendo gusto per le cose belle di questo mondo quotidiano e rimanendo 
indifferente ai valori patriottici e collettivi per i quali rinuncia a lottare, 
ripiegandosi nella propria interiorità, con un fortissimo senso della morte e delle  
preoccupazioni ultraterrene; ma anche con la conseguenza che il popolo si 
corrompe, non avvertendo più la sensibilità per i princìpi razionali universali che  
mantengono coesa una comunità di uomini. Così è accaduto con la crisi delle 
poleis greche e dell’unità del mondo romano e con gli inizi dell’Età moderna, così 
accade nel Settecento illuministico e rivoluzionario. Si può dire che, anche ai suoi 
tempi, il giovane Hegel — che presume di assistere alla nascita di un mondo 
nuovo — sottolinea come un popolo possa avvertire la frattura tra la moralità e la 
legalità, molto più evidenziata nei successivi saggi, nel senso che una nazione 
non avverte più la legge come propria e rispondente alle esigenze interiori di 
ciascun suo membro, ma come qualcosa di esteriore e per di più imposto 
dall’esterno ed osservato in forza della pena che esso prescrive ai violatori. Se 
prendiamo in considerazione il divario e il conflitto tra queste due categorie in 
senso ampio, possiamo affermare che gli uomini aspirano ad una vita migliore e 
felice ma che contrasta con quella offerta e consentita dai poteri superiori. Gli 
studiosi che non si riconoscono nello statalismo ( altra cosa dal senso dello Sta    to ), o che lo rifiutano, si rifugiano in un universo proprio dando luogo ad una 
“legislazione interiore”, mentre la massa dimostra il proprio servilismo 
adeguandosi passivamente agli obblighi di chi è preposto al potere. Quindi, lo 
spirito  del  popolo  ( in lingua tedesca Volksgeist ) si trova diviso e scisso al 
proprio interno tra una ‘legge puramente esteriore’ — che sembra non avere 
incidenza sulla realtà effettuale — e la ‘realtà effettuale’ che non avverte più la 
sua piena conformità allo spirito di questa legge. Ma gli intellettuali non sono 
destinati a rimanere inoperosi ed Hegel ritiene che sia giunto il momento di 
elaborare una nuova categoria : quella di eticità ( derivante dal greco “èthos” che 
significa  “costume” )  che sintetizza le altre due categorie, suggerendoci l’idea che 
occorra “rinnovare lo Stato” perché quest’ultimo possa rispondere meglio alle 
aspettative di una nazione, ricucendo in tal modo la separazione in se stesso del 
‘Volksgeist’.  Detto in altri termini : Hegel non intende accettare più l’esistenza di 
organismi politici decrepiti ed obsoleti, asfittici e finanche oppressivi per 
l’individuo ( e questo spiega il suo appoggio convinto e mai ritirato per il fatidico 
“14 luglio 1789” ); ma il suo atteggiamento filo-rivoluzionario non si orienta verso 
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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Cuccaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Marco Ivaldo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

FAQ

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