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Pena, diritto e dignità umana

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Anteprima della tesi: Pena, diritto e dignità umana, Pagina 7
12 
 
società. Ciò che differenzia le due teorie è lo scopo finale della pena, “rendere 
male per male” quello della teoria retributivistica, prevenire e reprimere quello 
della teoria utilitaristica.  
Si inseriscono bene, a questo proposito, le parole di Antolisei, che 
chiariscono la differenza tra le due teorie: “Per le teorie della retribuzione…la 
pena non è altro che una ricompensa…Il reo ha violato un comando dell’ordine 
giuridico: egli merita un castigo e deve essere punito. Questo criterio generale ha 
assunto vari atteggiamenti, di cui due sono i principali: la retribuzione morale e la 
retribuzione giuridica. I seguaci della retribuzione morale sostengono che è 
un’esigenza profonda e incoercibile della natura umana che il male sia retribuito 
col male, come il bene merita un premio. Poiché il delitto costituisce una 
violazione dell’ordine etico, la coscienza morale ne esige la punizione… La teoria 
della retribuzione giuridica, d’altra parte, afferma che il delitto è ribellione del 
singolo alla volontà della legge, come tale, esige una riparazione che valga a 
riaffermare l’autorità dello Stato. Questa riparazione è la pena.”
6
  
La retribuzione morale farebbe capo a Kant, il quale considera la legge 
come imperativo categorico: “Das Strafgesetz ist ein kategorischer Imperativ”
7
, 
questa affermazione comporta l’associazione della pena alla morale, per Kant 
infatti, l’imperativo categorico è l’imperativo della moralità.
8
 Lo scopo della pena 
è la restituzione all’autore del reato di un male proporzionale a quello da lui 
commesso, elemento base dell’antichissima legge del taglione , la pena appare 
così una retribuzione etica, giustificata dal valore morale intrinseco alla legge 
penale infranta; altri due esponenti della teoria della retribuzione morale meritano 
di essere citati, Pellegrino Rossi e Giuseppe Bettiol. Rossi, penalista italiano 
ottocentesco, considerato uno dei maggiori esponenti della Scuola Classica
9
, 
                                                           
6
 F.Antolisei, Manuale di diritto penale, Parte generale, III ed., Milano 1955, pp.484-485. 
7
 I.Kant, op.cit.cit., p.161. 
8
 I.Kant, Grundlegung zur Metaphysik der Sitten, 1795, herausgegeben von K. Vorländer, 
Hamburg 1965, II Abschnitt, pp. 36-37.  
9
 F. Cavalla, La pena come riparazione, p. 12: «Quando si parla di Scuola Classica ci si riferisce 
ad un movimento giuridico della seconda metà dell’Ottocento in Italia. Tale scuola muove dal 
presupposto del libero arbitrio da cui derivano alcune conseguenze. In primo luogo si afferma che 
l’uomo è libero di autodeterminarsi in quanto è in grado di conoscere con certezza il bene e il 
male; presupposto soggettivo della pena è esclusivamente la colpevolezza, in quanto l’uomo è 
rimproverabile per le sue scelte; infine il comportamento degno di pena è soltanto la commissione
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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Alaimo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: UKE - Università Kore di Enna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucia Corso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

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