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Serbo-croato e italiano a confronto: elementi di linguistica contrastiva

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Dal punto di vista letterario ogni variante ha una tradizione indipendente così 
come la storia dei popoli serbo, croato e bosniaco è stata distinta per secoli. Ciò che 
differenzia l‟evoluzione della lingua italiana da quella serbo-croata sta nella facilità di 
poter comprendere un testo italiano del XIV, XV o XVI secolo, fatto impossibile per la 
lingua serbo-croata. Si riportano come esempi un brano estratto dal XII capitolo de Il 
Principe (1513) di Niccolò Machiavelli e un passo della Kronika vezda znovič spravljena 
(1578) del croato Antun Vramec. 
 
“Dopo aver esaminato in dettaglio i caratteri dei principati, e dopo aver 
considerato le ragioni della loro stabilità o debolezza […], devo ora 
occuparmi dei mezzi di offesa e di difesa che ogni principato può 
adoperare […].” 
 
“Gvozdansko grad vezda na zaĉetke ovoga leta Turci zavješe. Dubovec 
varaš na Veliki petek Turci ves poţgaše […].” 
 
Nel croato contemporaneo sarebbe 
 
“Grad Gvozdansko sada na poĉetku ove godine Turci zauzeše. Cijeli su 
grad Dubovec zapalili Turci na Veliki petak […].”
12
 
 
Per poter comprendere il continuum linguistico dell‟italiano occorre tener presente 
la variabilità diacronica, ovvero il passaggio dal latino alle lingue romanze; la variabilità 
diatopica, rappresentata dalla Romània continua dei dialetti, degli italiani regionali e delle 
alloglossie; la variabilità diafasica, quella dei registri formali e informali e dei gerghi; la 
variabilità diastratica, formata dall‟italiano popolare, dall‟italiano colto e dalle varietà 
giovanili; e la variabilità diamesica, riprodotta dal parlato, dallo scritto e dal trasmesso. 
Nel caso dell‟italiano va precisato che questo sistema linguistico si configura 
come una continuazione del latino, tanto che in riferimento al periodo medievale è 
possibile parlare di diglossia,
13
 una situazione in cui la varietà alta era rappresentata dal 
latino mentre la varietà bassa dalle varietà volgari usate nei domini informali e nel codice 
orale. Tale diglossia fu superata nel XIV sec. quando la varietà alta, il latino, rimase 
circoscritta alla scrittura e all‟istruzione e le varietà basse, i volgari, riuscirono a emergere 
dal senso di inferiorità rispetto al latino, in particolare il toscano che fu promosso a lingua 
                                                                        
12
 Cfr. Moguš M., Povijest hrvatskoga knjiţevnoga jezika, Nakladni Zavod Globus, Zagreb, 1995. 
13
 La definizione di diglossia è stata ricavata da Ferguson nel 1959 durante lo studio di quattro particolari 
situazioni, per indicare una “situazione linguistica relativamente stabile in cui, in aggiunta ai dialetti 
originari della lingua (che possono comprendere una varietà standard o standard regionali) vi è una varietà 
sovrapposta molto divergente ed altamente codificata (spesso grammaticalmente più complessa), veicolo di 
un vasto e rispettato corpus letterario, sia di un periodo precedente sia di un‟altra comunità linguistica che 
viene appresa attraverso l‟istruzione formale e viene usata per scopi formali e nella forma scritta, ma che 
non è usata mai da nessun settore della comunità per la comune conversazione”. Cfr. Ferguson C.A., 
Diglossia, in “The Journal Word”, 1959.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Nardicchia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue straniere per l'impresa e la cooperazione internazionale
  Relatore: Persida Lazarevic
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

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analisi contrastiva
serbo-croato
verbi perfettivi e imperfettivi
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balcani
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