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Storia di una beffa mediatica: il caso dei ''falsi Modì'' ​

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Anteprima della tesi: Storia di una beffa mediatica: il caso dei ''falsi Modì'' ​, Pagina 3
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«La Stampa» raccontò la stessa storia da un diverso punto di vista e, riportando la 
notizia del ritrovamento del rullino fotografico, scrisse: «le foto, sviluppate, ritraggono 
una quarta testa in pietra grossolanamente scolpita. Accanto una scritta: "Testa ripescata 
nel 1954 nei fossi di Livorno vicino al Caffe Bardi: cm 38 x 28 x 10". Sino a che punto 
credere a una nuova beffa e non invece a una macchinazione tesa a screditare 
l’operazione di recupero? Cosa significa questa seconda storia? Si parla di contrasti 
negli ambienti artistici anche ad alto livello, magari lontano da Livorno, di gelosie e di 
crudeli vendette. Ma siamo alle voci, almeno per il momento»
60
. 
Il «Corriere della Sera», rispetto agli altri giornali, invece, diede più spazio alle 
parole della Durbé: «è possibile non fidarsi di una prima impressione, o del giudizio di 
una persona sola. Ma non si può ignorare il giudizio di storici dell'arte della levatura di 
Argan, Brandi, Carli e di tanti altri»
61
. 
Due giorni dopo «La Nazione» riportò le parole concise di Dario Durbé: «si tratta 
di un’evidente macchinazione e neppure ben preparata. Le teste apparse sulla foto 
comprovante il supposto scherzo sono infatti totalmente differenti da quelle ritrovate nel 
fosso di Livorno»
62
. 
Parlare di beffa per i più importanti interpreti di questa vicenda, era ancora troppo 
presto e, per far emergere la verità sulle teste, era necessario che i falsari si svelassero. 
Il settimanale «Panorama» nel suo articolo del 10 settembre riportò: 
 
la seconda scultura attribuita a Modigliani, che come le altre sarebbe stata immersa, a detta degli 
esperti, in acqua e fango per 75 anni, c'è rimasta invece per poche ore ed è opera di quattro studenti 
livornesi. In breve: una burla. A livello planetario. A più di un mese dal ritrovamento di questa scultura, i 
giovani autori della beffa hanno spiegato a Panorama come l'hanno organizzata; come hanno atteso di 
essere scoperti subito o quasi; come piano piano l'incredulità di fronte alle dichiarazioni di critici ed 
esperti abbia preso il sopravvento, tanto da indurli a non uscire subito allo scoperto. Solo tre dei quattro 
protagonisti della "goliardata" hanno accettato di raccontare la loro vicenda a Panorama. L'altro preferisce 
il silenzio. Sono figli di professionisti, hanno vent'anni: Francesco Ferrucci, studente di medicina, 
Michele Ghelarducci, iscritto a economia e commercio, e Pietro Luridiana, matricola di ingegneria
63
. 
 
L’idea della beffa nacque la sera di martedì 17 luglio 1984. Il principale ideatore 
fu Pietro Lauridiana, diciannovenne studente alla facoltà di ingegneria di Pisa e figlio di 
un noto avvocato penalista di Livorno. Quella sera Pietro incontrò Michele Genovesi, 
                                                 
60
 O. Marracini, Livorno divisa sulle teste di Modì (e salta fuori la quarta, in foto), «La Stampa», 4 
settembre 1984, p. 9. 
61
 Ansa, Tre ragazzi: «Abbiamo scolpito noi una delle sculture di Modigliani», «Corriere della Sera», 3 
settembre 1984, p. 4. 
62
 T. Capitanio, Il «pasticcio» buffo di Modì, «La Nazione», 5 settembre 1984, p. 4.
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Informazioni tesi

  Autore: Sara Bonsignori
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Federico Mazzei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

FAQ

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Parole chiave

media
modigliani
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