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Storia di una beffa mediatica: il caso dei ''falsi Modì'' ​

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Anteprima della tesi: Storia di una beffa mediatica: il caso dei ''falsi Modì'' ​, Pagina 4
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vent’enne e studente di economia e commercio alla Bocconi di Milano, residente 
all’Ardenza, il quartiere bene di Livorno. Pietro disse all’amico: «tutti stanno a cercare 
le statue di Modigliani nel Fosso. Perché non gliele facciamo trovare?, così si ride un 
po’!»
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. Ai due si aggiunsero anche Francesco Ferrucci, figlio di un primario, e Michele 
Ghelarducci, figlio di un grosso spedizioniere. La priorità fu trovare la pietra e Michele 
suggerì agli amici di andare su di una collinetta davanti al mare, dove aveva visto dei 
blocchi di pietra che sarebbero dovuti servire per fare un monumento a Galeazzo Ciano, 
il genero del Duce, rimasto però incompiuto. I quattro, però, tornarono a casa a mani 
vuote perché quelle pietre erano troppo pesanti e inadatte. Il giorno dopo i ragazzi 
andarono in un giardino pubblico all’Ardenza e trovarono finalmente le pietre perfette. 
Velocemente le portarono a casa di Genovesi dove si armarono di un carboncino 
avanzato dal barbecue domenicale e di scalpelli e martelli ed erano pronti per realizzare 
la loro opera beffarda. I lavori durarono fino a sabato 21 luglio quando il Ferrucci 
rovinò l’opera con una martellata che ne deturpò lo zigomo destro, prontamente però 
riparato dai ragazzi con l’ausilio del Black & Decker. «Ma in quella scheggia schizzata 
via i sensibili critici dell’arte vedranno il tocco di classe, la firma dell’artista, il mezzo 
che dà anima a quel sasso, che infonde espressività al volto, perché quella scheggia 
mancante non è più l’effetto di un colpo maldestro ma la rappresentazione plastica della 
malinconia e financo la lacrima di un cuore afflitto»
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. 
La domenica successiva i ragazzi escogitarono il modo per invecchiare la pietra e 
chiesero aiuto ad altri due amici, Davide Fiorentini e Francesco Fortini, studenti alla 
facoltà di chimica, senza però trovare soluzioni accettabili e decisero di lasciare la pietra 
così come era. Dopo qualche foto di rito, i ragazzi caricarono tutto sulla Fiat Panda di 
Ferrucci ma, in quel momento, si resero conto che sulla nuca di quella testona (che poi 
venne rinominata "Modì 2"), c’era una evidente macchia di catrame e di erba. 
I ragazzi, scalpello alla mano, riuscirono a togliere il catrame ma dell’erba non se 
ne curarono e non la lavarono nemmeno. «Una scelta, che risulterà utile alla causa, 
perché agli occhi dei sapienti analisti quell’erba risulterà una rara alga presente nel 
                                                                                                                                               
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 P.M. Fasanotti, La beffa di Livorno, «Panorama», 10 settembre 1984, pp. 59-60. 
64
 G. Morandi, La beffa di Modigliani, tra falsari veri e falsi, cit., p. 91. 
65
 Ivi, p. 93.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Bonsignori
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Federico Mazzei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

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Parole chiave

media
modigliani
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