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Storia di una beffa mediatica: il caso dei ''falsi Modì'' ​

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Anteprima della tesi: Storia di una beffa mediatica: il caso dei ''falsi Modì'' ​, Pagina 5
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fosso e dunque un’ulteriore prova dei lunghi anni di immersione, in cui è rimasto il 
capolavoro»
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. 
Tutta la cerchia dei sei ragazzi partì alla mezzanotte in direzione del Fosso Reale 
dove arrivarono verso l’una e mezza. Dopo una foto di repertorio alla luce di un 
lampione, i ragazzi lanciarono la testa proprio davanti all’escavatore che il giorno fece 
la pesca miracolosa. 
Il segreto dei ragazzi durò per un mese fino a quando, la mattina del 28 agosto, 
Gianni Farneti, vice direttore del settimanale «Panorama» e di origini livornesi, ricevette 
una telefonata dalla signora Tuti Ferrau Ghelarducci, una sua lontanissima parente, nella 
quale gli venne chiesto un appuntamento per raccontargli una "storia divertente". Il vice 
direttore impiegò poco a collegare la chiamata alla vicenda di Modigliani a Livorno e 
organizzò un incontro presso la sede del settimanale nel primo pomeriggio. «E il 
pomeriggio alle 3 Tuti Ferrau è davanti alla sua scrivania. Non è sola, c’è il marito, 
Alberto Gherlarducci, altro compagno di gioventù di Farneti, un signore sconosciuto, 
che si presenta come Alberto Ferrucci, e tre ragazzi [...] Michele Ghelarducci, 
Francesco Ferrucci e Pietro Luridiana. Dopo i saluti di rito [...] Tuti tira fuori dalla borsa 
una busta, e dalla busta una fotografia in bianco e nero. La foto mostra due ragazzi, 
Pietro e Francesco, che sorridono in un prato accanto a una pietra che a prima vista 
sembra proprio lei, "Modì 2", la più bella delle statue ripescate nei fossi di Livorno. 
Compare anche un altro ragazzo nella foto. "Chi è questo?", chiede Farneti. "È un altro 
amico, Michele Genovesi, l’abbiamo preparato in quattro lo scherzo, ma lui non vuole 
comparire in questa storia. Anzi, la foto, se la pubblicate, dovete tagliarla perché ci 
siamo impegnati con lui". Viene fuori così, a poco a poco, dettaglio dopo dettaglio, il 
racconto di quella che passerà alla storia come la "burla di Livorno"»
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. 
Ed ecco perché i ragazzi attesero tanto prima di raccontare la verità: «Luridiana 
spiega che, fatto lo scherzo, erano partiti a fine luglio per le vacanze, all'estero: 
"Eravamo tranquilli e sicuri che lo scherzo sarebbe stato scoperto". "Speravo – ripete 
Michele Genovesi – che la storia, visto che la nostra statua era così rudimentale, si 
sgonfiasse da sé. Ma quando ho visto che si rischiava di continuare ad accreditare un 
falso, ho capito che c'era bisogno di chiarezza [...] perché la burla, per qualcuno, stava 
per diventare una vera tragedia". Aggiunge "Mi dispiace solo che qualcuno può parlar 
                                                 
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 Ivi, p. 94.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Bonsignori
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Federico Mazzei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

FAQ

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Parole chiave

media
modigliani
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