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Stress interattivo nel bambino di quattro mesi di vita. Reattività vagale e regolazione socioemozionale nel corso del paradigma still-face

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contributo materno, il loro eccesso o la loro carenza per raggiungere livelli ottimali di 
stimolazione (Sander, 1962; 1964). 
Nella versione originale la procedura prevede tre fasi in successione, denominate 
generalmente play, still e reunion, della durata di 2 minuti ciascuna. 
Nel corso della procedura il bambino e la madre sono posti uno di fronte all’altro e alla 
madre vengono date consegne specifiche per ciascuno dei tre episodi: nella fase di play, le 
viene chiesto di giocare e interagire in modo abituale con il bambino, nella fase di still di 
stare con il volto immobile, neutro, guardando il bambino senza parlargli nØ toccarlo e, 
infine, nella fase di reunion di riprendere ad interagire normalmente. 
I primi risultati derivanti dall’applicazione di tale paradigma furono presentati da Tronick e 
colleghi nel 1978 (Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry), 
suscitando da subito un forte interesse nella comunità scientifica per le potenzialità del 
modello sia in ambito evolutivo che clinico. 
Ciò che è emerso con maggiore chiarezza dalle prime osservazioni condotte utilizzando lo 
Still-Face è uno specifico pattern comportamentale del bambino caratterizzato da affettività 
negativa e tentativi di autoregolazione che occorre durante l’episodio del volto immobile 
(effetto Still-Face).  
I comportamenti regolatori sono volti al controllo dello stato di stress che il bambino 
esperisce e vengono generalmente suddivisi in due grandi categorie: comportamenti 
regolatori auto-diretti ed etero-diretti (Gianino, Tronick, 1988). I primi sono strategie di 
controllo del disagio caratterizzati da una attività sul proprio corpo. Queste modalità 
includono il distogliere lo sguardo dall’adulto o il succhiare o manipolare parti del corpo o 
oggetti vicini per favorire l’autoacquietamento. Mediante i comportamenti etero-diretti, 
invece, il bambino segnala il proprio disagio in modo da coinvolgere la madre affinchè 
intervenga modificando lo stato negativo esperito, tra questi: uso dello sguardo, vocalizzi, 
mimica facciale, agitazione. 
Come descritto da Tronick nei suoi primi lavori (ad esempio Tronick, Als, Adamson et al., 
1978), e come replicato in vari altri progetti (Field, Vega-Lahr, Scafidi, Goldstein, 1986; 
Fogel, Diamond, Langhorst, Demos, 1982; Gusella, Muir, Tronick, 1988; Mayes, Carter, 
1990; Stack e Muir, 1990, 1992; Stoller, Field, 1982; Toda, Fogel, 1993) in genere il 
bambino, inizialmente reagisce con comportamenti indirizzati al recupero dell’interazione, 
quali accentuazione del sorriso, vocalizzazioni e maggiore intensità nello sguardo alla 
madre, per poi fare ricorso a comportamenti regolatori.
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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Giusti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Renato Borgatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

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