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Teoria delle Aree Valutarie Ottimali: analisi e criticità dell'Eurozona

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1. Teoria delle Aree Valutarie Ottimali 
5 
 
In questo caso avremo Stati Uniti e Canada in una situazione economica molto simile, 
dato che entrambi i paesi hanno una regione in surplus e una in deficit. Prendendo 
come riferimento il Canada, dunque, avremo un’unica moneta ma due regioni 
economiche distinte: si ricrea dunque un caso molto simile a quello descritto nel 
secondo esempio. La banca centrale potrà intervenire con un’espansione monetaria al 
fine di ridurre la disoccupazione nell’Est, altrimenti potrà contrarre l’offerta di moneta 
per limitare l’aumento dei prezzi. La conclusione che si può trarre è che il cambio 
flessibile tra Canada e Stati Uniti non riesce ad evitare il trade-off tra disoccupazione 
ed inflazione all’interno dei paesi.  
Mundell specifica che il cambio flessibile in certi casi rimane utile, ma solo quando la 
moneta non è nazionale, bensì regionale (dove la regione rappresenta l’area valutaria 
ottimale): riprendendo l’esempio precedente, se l’Est fosse riunito sotto un’unica 
moneta e l’Ovest sotto un’altra moneta, allora non avremmo più il problema 
dell’inflazione e della disoccupazione, in quanto le fluttuazioni del tasso di cambio 
porterebbero ad una situazione di equilibrio ottimale. 
Le regioni Est e Ovest appaiono quindi come aree valutarie ottimali: ossia aree in cui 
vi è alta mobilità interregionale dei fattori e immobilità internazionale dei fattori. 
Mundell nelle sue conclusioni spiega che il cambio flessibile è utile solo quando non 
è presente mobilità dei fattori, mentre nel caso contrario gli effetti stabilizzatori del 
tasso di cambio sono nulli. 
In particolare, soffermandoci sulla mobilità del fattore lavoro si può dimostrare come 
l’effetto inflazionistico e l’aumento di disoccupazione possono essere annullati in 
un’area monetaria: riprendiamo l’esempio dei due paesi A e B aventi la stessa moneta 
nazionale, ma con un’alta mobilità di lavoro. In caso di spostamento della domanda 
dal paese B al paese A, conseguirà un aumento della disoccupazione nel paese B ed 
un aumento dell’inflazione nel paese A. In questo caso il fattore lavoro tenderà a 
spostarsi dal paese B al paese A, in modo che in B la disoccupazione scenda mentre in 
A l’inflazione diminuisca grazie all’aumento di lavoratori. 
Mundell si chiede quindi se l’Europa occidentale rappresenti o meno una possibile 
area valutaria ottimale, rifacendosi alle idee di J.E. Meade (1957) e Tibor Scitovsky 
(1958): il primo crede che la mobilità del lavoro sia troppo bassa e, conseguentemente,

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Informazioni tesi

  Autore: Loris Affatato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giorgio Ricchiuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

FAQ

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Parole chiave

economia internazionale
macroeconomia
aree valutarie ottimali
mundell
mobilità del lavoro
eurozona
integrazione fiscale

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