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Turisti per mare. Lo sviluppo di un mito tra giornalismo e pubblicità

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Anteprima della tesi: Turisti per mare. Lo sviluppo di un mito tra giornalismo e pubblicità, Pagina 9
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azzurre, dorate: Dio, è bello! Ma entra in città, amico mio; cammina per le strade, posa 
su tutto i tuoi occhi boemi e goditi quanto puoi il pittoresco di questa vita; tra un po' 
ne sarai nauseato […]».
7
 
Questa “immagine a parole” della città di Napoli è stata scritta da Karel Čapek 
(giornalista, scrittore e drammaturgo ceco) nei primi anni del Novecento, quando 
il cosiddetto “gusto pittoresco” era già stato culturalmente sorpassato da piaceri 
più moderni. Perché parlarne ancora? 
La categoria estetica del pittoresco ha origini molto lontane: idilliache descrizioni 
di paesaggio si trovano già nelle Epistolae di Plinio il Giovane e i canoni artistici 
del Rinascimento italiano non possono che rifarsi alla piacevolezza della natura. 
Ma fu l’Inghilterra del Settecento a coniare pittoresco come aggettivo e, in seguito, 
come sostantivo, il pittoresco
8
. L’arte di questo contesto, da cui nacque il 
ragionamento estetico, assunse un ruolo guida per insegnare dove e come 
guardare il paesaggio. Un primo passo verso quello che Löfgren chiama “sguardo 
turistico”: acquisire e comprendere il gusto pittoresco significava saper 
individuare luoghi con caratteristiche singolari, individuarli e isolarli dalla 
monotonia degli elementi circostanti, per risvegliare i sensi e creare delle 
immagini visuali da riprodurre sotto forma di schizzi, acquarelli o parole
9
. Ed è 
quello che fecero gli artisti, gli scrittori, gli intellettuali che animarono il periodo 
d’oro del Grand Tour. Pratica nata nella seconda metà del Cinquecento e 
pienamente diffusa nel Seicento soprattutto tra l’élite del nord Europa, questo 
tipo di viaggio consisteva nel raggiungere alcune località di spicco del patrimonio 
artistico e culturale. La recente invenzione della stampa creò una foresta di 
letteratura di viaggio, che offriva al viaggiatore innumerevoli spunti e 
inclinazioni, con titoli in ogni lingua; nella mente del forestiero si creò una mappa 
ideologica e morale (non una guida sicura e insostituibile), un primo e sommario 
schizzo del Paese reale
10
. Fino al XVIII secolo non fu esattamente il modello di 
                                                           
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 K. Čapek (1890 – 1938), Fogli italiani¸ Málo o mnohém [Poco su molto] , Praha, Aventinum, 1923. 
Raccolta di articoli di giornale che Čapek scrisse sugli argomenti più disparati trad. di D. Galdi, Palermo, 
Sellerio Editore, 1992, pp. 57-58.  
8
 T. Calvano, Viaggio nel pittoresco: il giardino inglese tra arte e natura, Roma, Donzelli, 1996, p 4.  
9
 O. Löfgren, Storia delle vacanze¸ cit., pp. 20-21.  
10
 Sul Grand Tour vedi: C. De Seta, L’Italia nello specchio del Grand Tour, in Storia d’Italia, Annali 5, 
Einaudi, Torino, 1995, pp. 127-263; V.I. Comparato, Viaggiatori inglesi in Italia tra Seicento e 
Settecento in Quaderni Storici, n°42, 1979, pp. 850-886.
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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Foti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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