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Un ordine disordinato - verso una società rinnovata

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CAPITOLO I  LA CULTURA 
 
 
1. Il concetto di cultura. 
 
Il presente lavoro, come esplicitato nell’introduzione, indaga le caratteristiche culturali di alcuni locali 
da ballo caraibici di Milano. L’obiettivo è cogliere gli elementi che caratterizzano questi luoghi di 
socialità e di incontro, cercando di connotarne i tratti culturali più rilevanti. Per raggiungere questo 
obiettivo è necessario in via preliminare chiarire alcuni concetti chiave, che saranno di fondamentale 
importanza per cogliere appieno il senso delle considerazioni che seguiranno e che riguardano la parte 
empirica di questo lavoro. Anzitutto ci domandiamo che cosa si intende quando si parla di cultura, 
cosa sta dietro questo termine. 
Vi sono due modi di intendere la cultura, il primo si rifà alla concezione classica o umanistica e il 
secondo a una visione moderna o antropologica. 
La prima si rivolge miglioramento dell’animo umano, alla sua coltivazione, puntando a purificarlo 
dalla superstizione e dai pregiudizi. In questo senso la cultura racchiude un messaggio universale, di 
progresso e sviluppo dell’uomo e della società nel suo complesso. Attraverso l’educazione è possibile 
raffinare l’uomo, purificare il suo animo ed elevarlo. Il XVIII secolo, il secolo dei lumi ha fatto propria 
questa idea di cultura, legandola al progresso dell’intera umanità e alla sua emancipazione dalle 
superstizioni, grazie allo sviluppo della ragione. La cultura finisce così per avvicinarsi molto al 
concetto di civiltà. Questa definizione di cultura ne sottolinea il carattere astratto, astorico, universale, 
ovunque identico, una sorta di ideale comune a tutti gli individui che possono così purificare ed elevare 
il proprio animo (Casini, 1980). 
Prima l’antropologia e in seguito anche la sociologia hanno indagato le culture diverse da quella 
occidentale, grazie alle esplorazioni di nuove terre, oltre i confini del mondo noto, alla scoperta di 
nuovi mondi e di civiltà fino ad allora ignote e in seguito per via delle attività coloniali che hanno 
caratterizzato il periodo tra ottocento e  novecento. In questo periodo si colloca l’inizio di una 
concezione di tipo “scientifico” del termine cultura, che è stato alimentato dai resoconti sia scritti sia 
verbali, contenuti nei diari e nei racconti di chi per primo è entrato in contatto con gli indigeni dei 
nuovi mondi. 
Alla fine dell’XIX secolo l’antropologia moderna si va affermando e con essa una rinnovata 
concezione di cultura, che a differenza e in contrapposizione alla concezione umanistica o classica, 
pone l’accento sulla peculiarità di ogni cultura, attribuendo dignità alle realtà locali, a ogni società 
umana, che per essere compresa va studiata dall’interno, seguendo le logiche e le caratteristiche che le 
sono proprie, piuttosto che sovrapporre concezioni interpretative esogene che seguono una logica 
etnocentrica. In altre parole si passa dall’astrattismo universalistico dell’illuminismo all’indagine delle 
forme sociali per come si presentano e strutturano nella loro peculiarità, secondo una logica di 
relativismo culturale. 
Come si diceva poco fa l’antropologia ha posto al centro del suo interesse la cultura e si può fare 
risalire a Edward Burnett Tylor una concezione moderna, in senso scientifico, di cultura. Nel suo 
testo intitolato ”Primitive Culture” scrive: “Culture or civilization, taken in its wide ethnographic 
sense, is  that complex whole which includes knowledge, belief, art, morals, law, custom, and any 
other capabilities and habits acquired by men as a member of society”(Tylor, 1920, p. 1). 
Tylor pone l’accento sulle caratteristiche distintive di una cultura, su ciò che la caratterizza e la 
differenzia da tutte le altre, considerando le minute manifestazioni del vivere quotidiano, entrando 
nella vita di tutti i giorni di chi condivide una stessa concezione del mondo, include infatti oltre la 
conoscenza, l’arte, le credenze, la morale e il diritto, anche il costume e ogni abitudine che caratterizza 
il routinario dispiegarsi dell’esistenza dei  membri di una data società. Considera anche gli artefatti, 
cioè i prodotti del lavoro umano, che contemplano sia le opere artistiche, gli oggetti di culto, gli abiti, 
così come il vasellame, e tutti gli strumenti che vengono abitualmente impiegati giornalmente.

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Un ordine disordinato - verso una società rinnovata

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Cislaghi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Sociologia
  Relatore: Enzo Colombo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

FAQ

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