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Violenza negli stadi in Italia e in Inghilterra: radici, cause, atteggiamento dei mass media e rimedi in prospettiva comparata

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Anteprima della tesi: Violenza negli stadi in Italia e in Inghilterra: radici, cause, atteggiamento dei mass media e rimedi in prospettiva comparata, Pagina 12
 XVIII 
la stessa stampa (e soprattutto i tabloids) che inizierà a stilare una classifica 
delle tifoserie più violente e pericolose (nella seconda parte del lavoro 
analizzeremo le grandi responsabilità dei mass media in questi anni). 
Sicuramente in cima alla lista c’è la Red Army del Manchester United. Per 
tutti gli anni settanta saranno i più temuti, ogni loro trasferta sarà motivo di 
seria preoccupazione per le forze di polizia. Si verificano due fenomeni 
attorno alla Red Army: il primo coinvolge coloro che iniziano ad unirsi ai 
tifosi del Manchester, visti come un’armata invincibile (famoso il caso dei 
temibili Cockney Reds, unico caso forse di giovani londinesi che tifano per 
una squadra non appartenente alla loro città). Il secondo fenomeno, che 
alimenta allo stesso modo il mito della Red Army, è costituito dal tentativo di 
tutte le altre bande da stadio di spodestare dal trono della “Violence League” 
gli hools del Manchester. E così si distinguono per la loro violenza gli “Yids” 
del Tottenham (chiamati così perché la maggior parte di loro è di origine 
ebraica), i “Gooners” dell’Arsenal, la “Fighting Crew” del West Ham e ogni 
gruppo grande o piccolo che fa capo a una squadra di calcio; particolarmente 
sconvolgente per l’opinione pubblica sarà il fatto che pure squadre di città 
tranquille e con una grande tradizione universitaria come Cambridge e Oxford 
hanno il loro nucleo duro di hooligans che soprattutto negli anni ottanta si 
distingueranno per le imboscate a tifoserie ben più famigerate.  
 Impazza intanto il dibattito politico sullo hooliganism e mentre da 
sinistra si mette in luce il problema della disoccupazione massiccia che ha 
causato tutto ciò e quindi si criticano le politiche della destra che hanno 
contribuito a svilupparla, da destra si sottolinea e si critica (seguendo il 
famoso trend citato in precedenza) la società permissiva dei primi anni settanta 
che ha consentito a “orde di animali di costruire le loro tane nei nostri stadi” 
(parole di Greyson un deputato Tory)10. I tifosi della Red Army intuendo che 
l’appellativo di “animali” era rivolto principalmente a loro, risposero con il 
coro che poi si diffuse tra tutti i teppisti inglesi: “We hate humans”.  
 Verso la fine degli anni settanta si registra un calo negli incidenti legati 
al football e questo consente al governo Thatcher di insediarsi in una 
situazione di relativa calma da questo punto di vista. Inizia così un altro trend 
curioso e per certi versi perverso che caratterizzerà negli anni ottanta 
l’atteggiamento delle istituzioni e della stampa nei confronti della violenza 
negli stadi. Il governo commissiona un’indagine sul problema allo Sport 
Council, che tutto sommato riduce lo hooliganism a un “element of fashion”, 
cioè esso viene percepito come una moda giovanile alla stregua di mods, 
rockers e punk. L’analisi è ovviamente sbagliata e sarà smentita negli anni 
ottanta, gli anni sicuramente più duri e tragici per quanto riguarda il problema 
hooligans. Come ho scritto questo modo di porsi nei confronti delle violenza 
negli stadi, inaugura un trend che consisterà in continue 
“sensazionalizzazioni” e “deamplificazioni” del problema a seconda delle 
                                                                 
 
10
 Robins David, We Hate Humans, Harmonsworth, Penguin, 1984 
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Informazioni tesi

  Autore: Ludovico Muzzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: John Anderson
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

FAQ

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