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Violenza negli stadi in Italia e in Inghilterra: radici, cause, atteggiamento dei mass media e rimedi in prospettiva comparata

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Anteprima della tesi: Violenza negli stadi in Italia e in Inghilterra: radici, cause, atteggiamento dei mass media e rimedi in prospettiva comparata, Pagina 9
 XV 
 Spenti i fuochi del panico, sembra che il mondo del calcio si avvii verso 
una nuova era di pace, sembra che in fondo tutto il clamore suscitato dai 
disordini degli anni precedenti i Mondiali fosse ingiustificato, sembra che alla 
fine abbia trionfato il tipico fair play anglosassone. Ma sarà proprio alla fine 
degli anni sessanta che nascerà e si svilupperà come una malattia contagiosa 
quello che da allora verrà chiamato football hooliganism. 
 
 1.4  “INTO THE SEVENTIES” 
 
A partire dal campionato 1967-68 si comincia a vedere negli stadi un 
nuovo tipo di giovane tifoso. Egli appartiene sempre alla working class ed è 
fiero di questo, come per i teddy boys degli anni cinquanta anche adesso sono 
i valori della “classe operaia rude” a venire recuperati ed esasperati da questi 
nuovi elementi. E la violenza è in cima alla lista. Chi entra in uno stadio nel 
1968 può vedere dietro la porta difesa dal portiere della squadra di casa, una 
massa di giovani più o meno consistente con i capelli rasati, giubbotti 
imbottiti, sciarpe con i colori della propria squadra e i tanto temuti stivali 
anfibi col rinforzo di ferro in punta (infatti negli anni settanta questi tifosi 
saranno soprannominati boot boys). 
Questo nuovo stile è lo skinhead destinato a diffondersi in tutta Europa e 
a penetrare in tutti gli stadi di calcio. Ora questi giovani hanno decisamente 
scelto il calcio come loro sfogo principale; essi si conoscono di solito già 
prima di frequentare lo stadio e in molti casi fanno parte delle street gangs dei 
sobborghi cittadini. Sono ostili verso tutto ciò che non è “rough working 
class” e soprattutto sono arrabbiati con i mods (ecco perché questi ultimi sono 
stati importanti per la nascita della sottocultura skinhead), che hanno a loro 
parere svilito e ingentilito la cultura del ceto operaio. Con il loro look 
effemminato i mods hanno tradito le loro origini, che invece gli skinhead 
vogliono recuperare ed esaltare. Da qui l’odio per i “borghesi”, per i gay, 
successivamente anche per i neri e in particolare per i pakistani e gli indiani, e 
l’esaltazione dell’operaio bianco e violento.  
 Gli skinhead si appropriano pian piano delle football ends escludendo i 
tifosi più anziani e più pacifici, con questo volendo recuperare quella 
identificazione locale che i mods degli anni sessanta avevano abbandonato. 
Cominciano a circolare i primi nomi delle ends  (per esempio la Kop di 
Liverpool, lo Shed del Chelsea, la North Bank dell’Arsenal) e anche i primi 
nomi delle bande  da stadio, nomi volutamente violenti e d’impatto (per 
esempio “Headhunters”, “Yids”, “Gooners”, “Red Army”). E inevitabilmente 
cominciano anche le prime battaglie tra questi tifosi in quanto il loro scopo 
dichiarato è quello di conquistare la curva avversaria (“take an end”) e la loro 
più grande soddisfazione è quella di mettere in fuga gli avversari, “to give’em 
a good hiding” per usare l’espressione in voga tra gli hooligans . “Blood, 

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Informazioni tesi

  Autore: Ludovico Muzzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: John Anderson
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

FAQ

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