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Voci di guerra. Storia del giornalismo di guerra dal 1856 al 2008

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Anteprima della tesi: Voci di guerra. Storia del giornalismo di guerra dal 1856 al 2008, Pagina 1
 Introduzione 
 
 
La guerra è da sempre – obiettivamente ed acriticamente – un’attività di grande rilievo per l’uomo.  
I conflitti, nelle loro differenti accezioni ed intensità, hanno attraversato la storia umana, mietendo 
vittime, rovinando terre e popoli, rovesciando dinastie, mutando equilibri ed abitudini, segnando 
indelebilmente la nascita, l’evoluzione e la fine di intere epoche storiche.  
Interpretata in senso generale come esercizio della violenza organizzata su larga scala, la guerra 
possiede innumerevoli caratteristiche, anch’esse antiche quanto la vita umana sulla Terra, ed in 
costante evoluzione. Per citarne alcune, la guerra nasce dall’esclusione, dall’emarginazione, dalla 
velleità di potere e ricchezza, dalla disperazione, dalle più basilari necessità di sopravvivenza; essa 
sfrutta, provoca, allarga fratture sociali, politiche ed economiche; ecco infine la sua eterna 
correlazione con altri conflitti, con altri disequilibri, con ulteriori fratture, in un inarrestabile e 
macabro gioco del domino che lega ogni paese ed ogni popolazione. 
Da un punto di vista sociale, distinguiamo invece un aspetto del fenomeno bellico insito nel 
carattere umano che non manca di presentarsi ad ogni scontro, ad ogni rivolta, ad ogni scoppio di 
violenza: l’interesse per la guerra, la spasmodica attenzione riservata in ogni epoca nei confronti 
dell’esplosione delle energie e degli istinti più ancestrali, della rabbia e della sua infinita coorte di 
stragi, massacri, sradicamento e fuga, che perpetua l’odio nel corso del tempo. La necessità di 
soddisfare questo interesse, nonché di raccogliere e riportare informazioni sull’andamento delle 
ostilità, ha necessariamente creato figure – inizialmente autodidatte e certo non professionali – 
preposte a seguire lo scontro per conto dei propri referenti. 
La voce dotta e razionale della Storia non ha esitazioni nel ripercorrere gli ultimi secoli, 
individuando come capostipiti di una lunga discendenza professionale – quella dell’inviato di 
guerra, naturalmente –due giornalisti britannici, William Russell e Charles Lewis Guneison, che 
seguirono la guerra di Crimea
1
 per conto di due celebri testate, il Times di Londra ed il Morning 
Post. Ad essi avrebbero fatto seguito tutti i nomi, grandi ed obliati, del moderno giornalismo di 
guerra, fino ai giorni nostri. Tuttavia, questo mestiere vanta numerose ed antiche radici, 
riconnettendosi con il suddetto interesse per la guerra: come anticipato, l’usanza di raccontare e 
cantare gli eventi bellici è insita nel nostro carattere, quale antica tradizione ormai evolutasi in 
abitudine. La guerra, oltre a provocare sensazione e catturare l’attenzione, è importante: pone in 
essere problemi per equilibri consolidati, crea o disfa alleanze, è insomma un fenomeno da 
monitorare e da ricordare nel tempo. 
Non è un mero esercizio accademico, non è una solida passione letteraria e culturale ad indicare 
come predecessori degli odierni inviati gli antichi bardi, i menestrelli medievali, fino ai grandi 
autori dell’antichità classica, quali il grande Senofonte, il freddo condottiero Caio Giulio Cesare, 
Tucidide, Omero. Abissi cronologici, enormi differenze di stile e motivazione, carenza di moderna 
professionalità e rigore nella ricerca delle fonti separano naturalmente questi antichi cronisti dal 
fenomeno giornalistico; tuttavia, lo scopo alla base dei loro sforzi – descrivere la guerra, cantarla e 
renderne immortali i protagonisti – crea un sensibile e millenario legame che corre, idealmente, 
dalle gesta dei Danai e dei Troiani alle vie di Falluja, di Kabul, di Nairobi.  
Raccontare la guerra: seguirne gli sviluppi e le strategie, risalire gli eventi fino a cause lontane, 
immergersi nel tessuto civile e militare colpito e dilaniato dalle ostilità, affinché ne resti traccia 
coerente. Mutano, innegabilmente, gli scopi che motivarono pericolose corrispondenze o elaborate 
ricostruzioni, ma sia che si trattasse del plauso servile verso una casata vittoriosa, sia che si volesse 
illustrare la vita al fronte a beneficio di migliaia di moderni lettori, la guerra è sempre stata seguita, 
analizzata, descritta. 
 
                                                 
1
 Guerra di Crimea: 1853 – 1856.  
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Soggetto
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Storia del Mondo contemporaneo
  Relatore: Ada Carla Gigli Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 323

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