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Welfare Aziendale e Contrattazione di Secondo Livello. Il caso delle aziende milanesi del terziario

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“Le prestazioni di welfare risultano, inoltre, fortemente differenziate a seconda 
della collocazione geografica dell’azienda: ad eccezione dei prestiti agevolati, di poco 
superiori nel Meridione rispetto al Centro-Nord, tutte le altre prestazioni di welfare 
sono molto più diffuse in questa ultima parte del paese” (Pavolini et al., 2013, p. 189). 
Nella diversa distribuzione del tipo e della quantità di prestazioni di welfare un ruolo 
centrale lo svolge poi la grandezza dell’impresa. Potremmo sinteticamente affermare che al 
crescere del numero di impiegati nell’impresa, crescono sia le probabilità che vi siano 
erogazioni di welfare, sia il numero dei servizi che l’azienda offre.  
“Le imprese di grandi dimensioni possono mettere in campo più facilmente 
flexible benefit in proprio, ovvero schemi di retribuzione che integrano il salario del 
dipendente con servizi per sé e per la sua famiglia, che altrimenti si sarebbero dovuti 
reperire all’esterno, sfruttando le strutture e la numerosità legate proprio alla loro 
dimensione” (Ciarini, Lucciarini, 2015, p. 48). 
Oltre a questi principali dualismi, si possono individuare anche altre frammentazioni che 
caratterizzano la situazione italiana. Per esempio, le prestazioni si differenziano anche a 
seconda del settore produttivo a cui l’azienda appartiene. Pavolini et al. (2013) hanno creato 
tre raggruppamenti in base alla diffusione di prestazioni di welfare. I settori bancario-
assicurativo e quello dei servizi alle imprese sono quelli che, assieme ai settori forti della 
manifattura, prevedono il maggior numero di interventi; in seconda posizione il settore 
chimico/energetico; in terza una serie di altri settori come il metalmeccanico, il commercio, il 
turismo e i trasporti, che non hanno ancora sviluppato un robusto sistema di servizi per i propri 
lavoratori. Chiaramente la questione si complica se si va, però, a osservare la diffusione, volta 
per volta, di ogni specifico intervento di welfare
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. 
La proprietà pubblica o privata dell’azienda tende a favorire o a sfavorire una maggiore 
diffusione di pratiche di welfare, così come, più in generale, il lavoro nel privato o il lavoro nel 
pubblico. Se in passato molte esperienze di welfare si erano sviluppate all’interno del settore 
pubblico, negli anni più recenti vi è stata un’inversione di tendenza (Pavolini et al., 2013). Se 
                                                      
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 Ciarini e Lucciarini (2015) osservano, ad esempio, che gli interventi che hanno a che fare con la flessibilità 
del lavoro e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sono presenti sia nelle grandi che nelle piccole aziende 
in egual misura. Al di là dei minori costi che l’azienda deve sostenere, il motivo è da ricercarsi nel fatto che questi 
servizi sono anche quelli di cui le piccole aziende hanno più bisogno in virtù della loro particolare struttura 
produttiva, più esposta ai margini di flessibilità richiesti dai cicli produttivi.

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Scapin
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Analisi dei Processi Sociali
  Relatore: Giovanna Fullin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

FAQ

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Parole chiave

sindacato
negoziazione
welfare state
relazioni industriali
contrattazione di secondo livello
welfare aziendale
contratti integrativi aziendali
conciliazione tempi di vita e di lavoro
welfare territoriale
welfare occupazionale

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