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Quando le vittime sono i bambini. Analisi approfondita dell’infanticidio in relazione a condizioni psicopatologiche

Informazioni tesi

  Autore: Kirby Marcolongo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: IUSVE - Istituto Universitario Salesiano Venezia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marco Monzani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

L’argomento del figlicidio è un tema molto discusso, sembra quasi che negli ultimi anni si sia scatenata quasi un’epidemia. In televisione si sentono sempre più notizie di bambini uccisi e di madri sospettate del crimine o di madri che confessano di aver ucciso il proprio figlio. In molti reputano questo atto come qualcosa che va contro la natura umana, ci si chiede come fa una madre ad uccidere il proprio bambino. La verità è che non possiamo sapere cosa si cela dietro questo atto, quale tipo di pensiero scatta nella mente di queste madri, quale sia il meccanismo che le porta a compiere un’azione così crudele e incancellabile, dal quale non si può tornare indietro. Ma questo non vuol dire che non ci si può provare. Diversi studiosi quali psicologi, sociologi, neuropsichiatri infantili e filosofi hanno scritto libri, studiato casi e fatto ricerche per cercare di comprendere e spiegare al meglio questo fenomeno. Questo elaborato vuole fare un’analisi di questo ampio tema usando un approccio bibliografico. L’obiettivo è di verificare se esiste una correlazione tra figlicidio e depressione post – partum, spiegando meglio la differenza di quest’ultima dalla maternity blues e dalla psicosi post – partum. In prima battuta si chiarisce la differenza di significato tra il termine infanticidio e il termine figlicidio. Il primo termine si riferisce alle madri che uccidono il proprio figlio quando è ancora un neonato, mentre il secondo riguarda uno dei genitori che uccide il figlio indipendentemente dall’età che ha. Si passa poi ai cenni storici su tale concetto, partendo dal mito di Medea dal quale deriva il nome e spostando poi l’attenzione sulle madri e sulle loro caratteristiche. Poi si analizza il concetto di madre, cosa significa per una donna diventare madre, cosa la porta a comportamenti negativi verso il suo stesso sangue, una sorta di analisi positiva e negativa dei cambiamenti che avvengono in lei dopo questo grande evento. Da qui derivano i riferimenti alla Sindrome di Münchausen e alla depressione post – partum. Al fine di spiegarli entrambi al meglio ci si avvale di casi già documentati e analizzati.

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  Anno: 2018-19
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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36 CAPITOLO 2 MADRI 2.1 Quando una donna diventa madre? Prima di iniziare a parlare del lato più triste di questo argomento, è importante dare una panoramica di come una donna diventa madre e di cosa significa esserlo. Parlando quindi di quali sono le caratteristiche, i sentimenti, le emozioni, le paure, le ansie, le aspettative di ogni donna che si approccia a questa nuova vita. Quando una donna scopre di essere incinta una serie di emozioni diverse si fanno largo dentro di lei. Tra queste abbiamo la sorpresa, la gioia, la paura, l’incertezza, e un profondo amore. Ogni donna prova emozioni diverse, è il bello degli esseri umani, ogni persona è unica e non proverà mai le stesse sensazioni di un’altra di fronte ad una tale notizia. A differenza di quello che può essere il pensiero comune non basta partorire un figlio per diventare madre. Sono necessari tutta una serie di processi che si innescano nella vita di una donna. Cercando di schematizzare qualcosa che nella realtà è soggettivo, si può definire la maternità come composta da due dimensioni esistenziali: l’identità e il desiderio. Quando si parla di identità materna ci si riferisce ad “un lungo processo che ha sede nel mondo interiore delle donne e che gradualmente si specifica nei mesi precedenti e successivi alla nascita del bambino.” 39 . “C’è una differenza profonda tra l’atto di fare un figlio e sentirsi madre.” 40 . Quando si parla di nascita della cosiddetta identità materna “ciascuna donna sa indicare solo a posteriori il momento esatto in cui per la prima volta si è sentita madre. Momento che può coincidere con la comparsa della pancia, con i primi movimenti del feto o con il primo vagito del bambino, ma che può arrivare anche molto più tardi.” 41 . Quando invece si parla di desiderio, si deve far riferimento alla storia soggettiva della persona. Il desiderio infatti può nascere anche in età precoce, addirittura quando una donna 39 Aurora MASTROLEO - Laura ARCARO, Il pianto della mamma. Comprendere e superare i momenti di crisi della maternità, Cornaredo (Milano), Il Castello Editore, 2013, p. 10. 40 Ivi, p. 11. 41 Ibidem.

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Parole chiave

infanticidio
figlicidio
depressione post - partum
sindrome di munchausen per procura

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