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Utilità della valutazione neuropsicologica all'interno di una residenza sanitaria per anziani: aspetti teorici e metodologici

Informazioni tesi

  Autore: Giacoma Mantova
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Marco Cavallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

Il lavoro della presente tesi di laurea nasce dalla motivazione di conoscere, descrivendole, le principali patologie neurodegenerative collegate al processo di invecchiamento e spiegare l’utilità di una valutazione neuropsicologica in un contesto di cura come quella della Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA). Le informazioni proposte, che descrivono i diversi approcci alla vecchiaia e alle patologie neurodegenerative, sono state ricercate tra le evidenze scientifiche della letteratura disponibile, nell’ambito di una panoramica internazionale e interculturale.
L’approccio epidemiologico descrive la crescita esponenziale della popolazione anziana, in rapporto a quella giovanile, con conseguente incremento delle patologie legate all’invecchiamento, come evidenziato dall’Osservatorio delle Demenze e dal World Alzheimer Report. Tale approccio, necessario per valutare le risorse disponibili e pianificare gli ambiti di ricerca, affronta alcuni aspetti metodologici associati allo studio delle patologie neurodegenerative; tratta inoltre l’argomento sui fattori di rischio e prevalenza delle principali demenze corticali.
L’approccio medico e scientifico tratta i criteri di valutazione degli aspetti clinici e la descrizione nosografica dei principali disturbi neurocognitivi, senza trascurare la descrizione dei disturbi non cognitivi delle demenze. Il percorso diagnostico si avvale delle più recenti linee guida e protocolli messi a punto nell’ambito di tavoli di lavoro presieduti da esperti; mette in evidenza la necessità di una diagnosi precoce delle malattie neurodegenerative, effettuata mediante strumenti di screening e valutazione neuropsicologica. Il riconoscimento e la diagnosi tempestiva di demenza dovrebbe consentire di controllare la progressione del decadimento cognitivo mediante interventi terapeutici di contenimento. Un passaggio fondamentale nel percorso diagnostico è la diagnosi differenziale, effettuata anche con l’ausilio di neuroimaging, che serve a discriminare sia le diverse espressioni di demenza, imputabili a cause diverse e che quindi necessitano di trattamenti differenziati, che le demenze causate da fattori esterni e che quindi possono essere risolte. Attualmente l’approccio medico e scientifico non è ancora in grado di spiegare la causa certa di demenza, che ad oggi è possibile solo post-mortem, né di proporre interventi volti a impedire l’evoluzione della degenerazione neurocognitiva. Ecco perché le più recenti proposte disponibili nelle letteratura scientifica internazionale si sono orientate nella direzione di un approccio di cura centrato sulla persona, volto a preservare la dignità dell’individuo affetto da degenerazione neurocognitiva e a garantirgli una qualità di vita ottimale in un contesto ecologico, rappresentato da un ambiente in cui sono garantiti interventi assistenziali e medici; in cui i caregivers, formali e informali, mettono in atto strategie volte a soddisfare i bisogni della persona affetta da demenza. L’ambiente, a mio avviso, più idoneo a tale scopo è la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), in cui, a seguito di valutazione neuropsicologica, volta ad individuare le capacità residue e le aree cognitive deficitarie, è possibile mettere in atto strategie di riabilitazione cognitiva tra le più innovative, come ad esempio il training cognitivo computerizzato.
La valutazione neuropsicologica in RSA consente di comprendere la necessità e l’opportunità di mantenere un ricovero di lungodegenza per i pazienti affetti da deterioramento cognitivo medio-grave, al fine di garantire all’individuo una qualità di vita migliore e una maggiore garanzia di sopravvivenza grazie alle cure fornite quotidianamente, poiché ogni uomo ha il diritto di vivere dignitosamente e usufruire di tutte le cure disponibili.

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6 INTRODUZIONE I dati ISTAT al 1° gennaio 2013 rivelano che l’indice di vecchiaia, definito come rapporto percentuale tra la popolazione in età anziana (65 anni e più) e la popolazione in età giovanile (meno di 15 anni), collocano l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania, con un rapporto di 144 persone che invecchiano ogni 100 giovani. Si prevede che per il 2051, in Italia, ci saranno 280 anziani ogni 100 giovani. La conseguenza di questo processo è che, con l’avanzare dell’età dell’individuo, aumenta statisticamente la percentuale di patologie legate all’invecchiamento e tra queste la demenza, considerata una specie di “epidemia”, anche se fortunatamente non contagiosa (ISS. Osservatorio demenze: old.iss.it). La demenza è descritta come sindrome caratterizzata da una compromissione globale delle funzioni corticali superiori. L’individuo subisce il declino delle abilità cognitive, emotive, sociali; i deficit di memoria e della capacità di far fronte alle richieste della quotidianità sono sempre più evidenti, la personalità subisce un cambiamento (ALZHEIMER ITALIA: www.alzeimer.it). “Nel mondo, il numero di persone sopra i 60 anni è di quasi 900 milioni. Tra il 2015 e il 2050, si prevede che il numero di persone anziane che vivono nei paesi ad alto reddito crescerà del 56%. Nei paesi a reddito medio-alto l’aumento previsto è invece del 138%, in quelli a reddito medio-basso è del 185%, mentre nei paesi a reddito basso la crescita stimata è del 239%. L’aumento dell’aspettativa di vita sta determinando una rapida crescita numerica, ed è associato all’aumento della prevalenza di malattie croniche come la demenza” (World Alzheimer Report 2015: www.alzheimer.it). Da qualche decennio, in Europa, la percentuale di anziani che necessitano di assistenza sanitaria nei luoghi di lungodegenza è aumentata; i pazienti con Demenza hanno un'aspettativa di vita da 5 a 15 anni dopo l'esordio dei sintomi; l’aggravarsi della malattia e la progressiva perdita della propria autonomia funzionale rendono necessario l’inserimento dell’individuo in strutture assistenziali. L’Organizzazione Mondiale della Salute definisce la salute come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia” (OMS:

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Parole chiave

malattia di alzheimer
rsa
alzheimer
neuropsicologia
anziano
mild cognitive impairment
demeza
m.m.s.e
esordio di demenza
clinica delle demenze

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