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Per la città inclusiva: pianificazione urbana femminista del caso di Barcellona

Quando l'urbanistica non è attenta e rispettosa delle differenze insite nella società, può generare nella forma urbana delle gerarchie sociali che separano le diversità e che contribuiscono a creare disuguaglianze e conflitti. Osservare la realtà dell’ambiente costruito permette in questo senso di riconoscere che esistono identità che i modelli urbani ereditati dal passato non rappresentano e bisogni che spesso non trovano spazio nelle politiche urbane.
Al fine di costruire città più inclusive, che garantiscano uguali diritti e opportunità di accesso e godimento degli spazi urbani a tutte le persone, si evince dunque la necessità di ripensare al paradigma che ha generato modelli urbani e pratiche di pianificazione discriminatorie.
In tal senso, nella presente tesi viene proposta la revisione degli spazi urbani attraverso la visione e la conoscenza prodotta dagli studi di genere, intersezionali e femministi nel campo della pianificazione del territorio.
L’incorporazione della visione di genere in ambito urbanistico si pone come obiettivo di ripensare consapevolmente agli spazi a partire dalle voci tradizionalmente assenti nei processi di pianificazione, i cui desideri e modi di essere e abitare sono stati esclusi e resi invisibili nella costruzione delle città: donne, collettivo LGBTQI+, persone anziane e bambini, persone con discapacità motorie e cognitive, minoranze etniche, ecc.
Includere nella pianificazione le esperienze di tutti questi soggetti considerati diversi rispetto alla neutralità di un soggetto consolidato a partire dall’epoca industriale come “standard” (solitamente uomo, bianco, cisgender, di classe media e abile) e prendere in considerazione i bisogni plurali che caratterizzano l’attuale tessuto sociale, sono alcune delle azioni messe in atto dall’urbanistica con prospettiva femminista al fine di garantire un universale diritto alla città.
Attraverso lo studio di due casi della città di Barcellona l’elaborato si propone di questionare l’efficacia dell’applicazione della prospettiva di genere nella produzione degli spazi urbani: può questa visione realmente contribuire alla creazione di luoghi più inclusivi, non discriminanti e sensibili alle differenze? La prospettiva di genere che è stata incorporata nella città di Barcellona nella creazione di programmi e politiche pubbliche urbane ha effettivamente raggiunto gli obiettivi prefissati? In questo senso, può essere il caso di Barcellona considerato come un modello di riferimento per l’applicazione della visione di genere anche in differenti contesti spaziali?

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14 Introduzione Le città, in una loro possibile definizione, sono “l'espressione fisica della società” (Col·lectiu Punt 6, 2019, p. 12): queste vengono progettate sulla base di strutture, forze e relazioni di potere (economiche, culturali e politiche) che tendono alla società; al contempo, le città prendono forma in maniera spontanea e quotidiana sulla base di sistemi di valori mutevoli, modi di vivere e pensare, memorie e desideri della grande massa eterogenea di persone che abitano gli spazi. Come le città si fondano a partire dagli utenti, al contempo queste plasmano gli abitanti: il disegno urbano determina fortemente la vita delle persone, influendo nei tempi, nei corpi e nella qualità delle esperienze, regolando gli usi e creando limiti, tanto spaziali quanto sociali (Linda McDowell, 1999). Quando l'urbanistica non è attenta e rispettosa delle differenze, può generare nella forma urbana gerarchie sociali, separando invece di unire e valorizzare le diversità, e contribuendo a creare disuguaglianze e conflitti. Osservare la realtà dell’ambiente costruito permette in questo senso di riconoscere che esistono identità che i modelli urbani ereditati dal passato non rappresentano e bisogni che spesso non trovano spazio nelle politiche urbane. Per cercare di invertire queste dinamiche, in questa tesi viene studiata l’urbanistica femminista 5 , ovvero la relazione tra i principi del movimento femminista e la pianificazione 5 Urbanistica di genere (o con prospettiva di genere) o urbanistica femminista: la differenza tra queste due definizioni risiede nel posizionamento di coloro che applicano questa visione. Mentre la prima si limita ad applicare l’uso del genere come strumento analitico che permette di rendere visibili le differenze negli usi degli spazi, dovute al fatto di essere donne o uomini, la seconda definizione si può definire schierata, “politica”, in quanto si muove con esplicito riferimento all’interno del quadro del movimento femminista nell’intento non solo di analizzare le implicazioni di questi ruoli nell’urbano, bensì di rimontare all’origine delle disuguaglianze generate per poterle eliminare. Come dicono chiaramente le fondatrici del Col·lectiu Punt 6: “Parliamo di "urbanistica femminista", non di "urbanistica di genere", per riflettere la nostra posizione politica; non vogliamo fermarci all'analisi delle differenze, ma piuttosto sradicare le disuguaglianze.“ (Col·lectiu Punt 6, 2019, p. 20)

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Botton
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2021-22
  Università: Università IUAV di Venezia
  Facoltà: Pianificazione del Territorio
  Corso: Culture del progetto
  Relatore: Elena Ostanel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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Parole chiave

pianificazione urbana
barcellona
inclusione
prospettiva di genere
intersezionalità
urbanistica femminista

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