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Ruolo dei costrutti psicologici nella condotta suicidaria in adolescenza. Indagine sulla relazione tra i livelli di autostima, disperazione, depressione e il rischio suicidario nella popolazione adolescenziale

Informazioni tesi

  Autore: Jares Monti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Giuseppe Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Il suicidio adolescenziale è un fenomeno sempre più frequente nella nostra società, attestandosi come la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Il comportamento suicidario può essere definito come un continuum che va dalle idee suicidarie a determinati comportamenti, più o meno letali, sino ad arrivare al suicidio completo.
È quindi fondamentale prevenire tale comportamento, individuando negli adolescenti i possibili segnali di malessere, troppo spesso sottaciuti, come ad esempio i pensieri riguardo al suicidio.
La presente tesi ha carattere sperimentale, in quanto ha cercato di indagare scientificamente, il ruolo dei costrutti psicologici di autostima, disperazione, depressione e i loro legami reciproci con il rischio suicidario, in un campione della popolazione adolescenziale.
L’obiettivo è stato duplice: da un lato valutare i livelli delle dimensioni sopracitate nei partecipanti all’indagine, mettendoli in relazione alla tendenza suicidaria; dall’altro si è voluto determinare se, e in quale misura, gli adolescenti considerassero la discussione di tali argomenti appropriata anche nell’ambito della realtà scolastica.
Le domande della ricerca sono state le seguenti: esiste una correlazione tra i tre costrutti psicologici e il rischio suicidario nella popolazione adolescenziale?
Se esiste, in che misura sono correlati fra loro tali costrutti nella popolazione che afferma di pensare al gesto estremo? Quali sono le caratteristiche della popolazione caratterizzata da pensieri suicidari?

Il primo passo della ricerca è consistito in un’indagine descrittiva, estesa alle fonti letterarie più qualificate sulle tre dimensioni. Successivamente è stata fornita una descrizione dettagliata dei tre test self-report: TMA, BHS, BDI-II, che permettono di misurare rispettivamente i livelli di autostima, disperazione e depressione.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati e per rispondere alle domande di ricerca, sono stati somministrati ad un campione di 73 studenti liceali frequentanti la classe V, i test psicologici sopracitati insieme ad alcune domande di feedback, allo scopo di valutare l’atteggiamento dei partecipanti nei confronti dei temi trattati. L’interpretazione dei dati è stata effettuata con la supervisione di uno psicologo specializzato nella somministrazione di test psicometrici.
I risultati dell’analisi statistica mostrano che le dimensioni: autostima, disperazione e depressione sono statisticamente correlate tra loro. Inoltre, suddividendo il campione totale in due gruppi, in base alle risposte date all’item del BDI-II denominato “Suicidio”, si è notato che il peggioramento dei valori dell’autostima e l’innalzamento dei valori delle altre due dimensioni, in particolar modo della disperazione, è correlato all’intensificazione dei pensieri inerenti al suicidio.
Circa il 23% della popolazione totale afferma di avere pensieri suicidari senza intenzionalità. L’autostima è risultata attestarsi come “molto negativa” nella popolazione con tali pensieri. Sempre in quest’ultima, la classificazione della disperazione è risultata oscillare tra lieve e severa, a differenza di quella della depressione che ha raggiunto nella maggior parte dei partecipanti livelli esclusivamente severi.
La scarsa capacità di controllo delle proprie reazioni emotive e l’elevato supporto familiare hanno caratterizzato il profilo dei partecipanti con pensieri suicidari. Con tale ricerca si è dimostrato che la depressione è la dimensione psicologica maggiormente protagonista nella formazione di tali pensieri, rispetto all’autostima e alla disperazione.
Dalle risposte al questionario di feedback è emerso che sarebbe utile, secondo i partecipanti, la regolare discussione di questi temi e il confronto di ogni adolescente con i propri coetanei, anche con l’aiuto di un adulto competente. L’ambiente scolastico sembra perciò essere una sede adatta per dibattiti sugli argomenti in oggetto.
La tesi ha promosso la costruzione di uno spazio di riflessività e lo sviluppo nei partecipanti di una maggiore consapevolezza del proprio sé.
Sarà fondamentale sviluppare ulteriori ricerche sulle tre dimensioni psicologiche, possibilmente utilizzando un campione maggiormente rappresentativo della popolazione adolescenziale, per individuare soggetti a rischio e attuare interventi mirati alla promozione di strategie di coping.

Informazioni tesi

  Autore: Jares Monti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
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2 Introduzione “Non è mai stato semplice, ci sono state alcune esperienze che mi hanno fatto perdere la speranza di vivere e l’autostima. Nonostante tutto sono stata in grado di riprendere la mia vita in mano, attraverso un percorso difficile e in salita. Posso ritenermi una persona felice e soddisfatta, ma non c’è una fine a questo percorso: la strada per la felicità è infinita.” É da questa frase, scritta da una ragazza che ha partecipato all’indagine svolta in prima persona in un Liceo delle Scienze Umane, che vorrei partire per introdurre il mio lavoro. Quest’affermazione è l’emblema della situazione adolescenziale che caratterizza oggi la nostra società in cui sempre più giovani, durante il loro cammino di crescita e di maturazione, entrano in un vortice dal quale è difficile uscire: quello della perdita della speranza di vivere. È molto facile trovarsi di fronte a ragazzi che, giovanissimi, ritengono di non poter sperare niente dal futuro, di vedere un domani buio e di sentirsi non pienamente felici. Spesso questi ragazzi sono gli stessi che affollano i telegiornali con cadenza quasi giornaliera, protagonisti di gesti estremi, facendoci rendere conto solo in quel caso della loro esistenza. Osservando le ultime statistiche sul suicidio in età adolescenziale, i risultati che emergono sono allarmanti. Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, tra il 2015 e il 2017 i tentativi di suicidio da parte dei teenagers sono quasi raddoppiati passando dal 3,3% al 5,9%, ovvero 6 adolescenti su 100 di età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita, rendendo il suicidio la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Un dramma che riguarda soprattutto le ragazze (71%). Il 24% degli adolescenti ha, invece, pensato almeno una volta a un gesto estremo. 1 L’immagine che deriva è caratterizzata da un crescente disagio giovanile in cui ragazzini appena adolescenti presentano già un malessere di vivere tale da pensare di farla finita. In poche parole, il suicidio nell'età giovanile è un fenomeno in continua espansione e di difficile previsione in quanto costituisce il risultato di un insieme di vari fattori di rischio combinati tra loro. Partendo dalla lettura di questi dati, dentro di me è 1 Dati tratti dall’articolo di Iannaccone F. (2018), Giovani e suicidio: un fenomeno allarmante, Disponibile 9 aprile 2019, https://www.statoquotidiano.it/13/10/2018/giovani-e-suicidio-un-fenomeno- allarmante/644636/?fbclid=IwAR3Oz_TzfGSTuSD7yi9g9I3jSaHnSqAGZHjGQooA2ABnOarVqMfD4R Ofl-A

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