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L'osservazione del gioco nella scuola d'infanzia

Informazioni tesi

  Autore: Lorena Conti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Liliana Filizzola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

«I giochi dei bambini non sono giochi e bisogna considerarli come le loro azioni più serie» (de Montaigne, 2014, p. 67).

Giocare per i bambini è un'attività molto seria che può essere paragonata a qualunque azione di un adulto appassionato di ciò che sta svolgendo e che sente di poter esprimere la sua personalità in questa funzione. In altre parole, i bambini che giocano possono essere paragonati agli adulti che lavorano con passione e per questo torneranno felici al lavoro.

L'attività ludica è per sua natura educante: molti studiosi hanno dimostrato come i giochi liberi e rivolti alla socializzazione svolgano un ruolo importante, anzi fondamentale nello sviluppo delle capacità cognitive, relazionali e creative. Gioco e uomo sono indissolubilmente legati; difatti essendo parte costituente l'individuo, non può che cambiare e svilupparsi se non nella simultaneità con egli. Cercando la parola "gioco" sul dizionario, troviamo la seguente definizione: «Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando capacità intellettive» (Treccani.it). Per mezzo del gioco, il bambino comprende la propria realtà interiore, impara a conoscersi e gestire le proprie emozioni, sperimenta il valore delle regole, si manifesta e provvede alla realizzazione di opportunità di crescita promuovendo altresì la maturazione affettiva. Il rapporto tra bambino e gioco è di natura così reciproca da creare una struttura labirintica, dove il bambino entrando in contatto con il mondo impara a conoscerlo. Ne scaturisce un'importante e profonda esperienza dell'esistenza che gli dona felicità e lo coinvolge completamente, restituendogli il suo senso di stare al mondo.

Come afferma Schiller (1759-1805): «"L'uomo è pienamente tale solo quando gioca": solo giocando, infatti, l'individuo riesce a liberare la propria mente da condizionamenti esterni; questo perché il gioco non ha altra finalità che il gioco ed è l'unica attività che viene scelta per sé stessa e non in vista di uno scopo esterno» (Michielon, 2002, p. 90) e sull'importanza del gioco anche la convenzione Onu sui diritti dell'infanzia riconosce, con l'articolo 31, il diritto del fanciullo al gioco e alle attività ricreative.
Avendo avuto la possibilità di lavorare in una scuola dell'infanzia, con bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni, ho voluto analizzare osservando direttamente i loro atteggiamenti durante l'attività ludica, quali siano le caratteristiche che fanno sì che il gioco sia uno strumento così indispensabile per un armonico sviluppo del bambino.

L'essenza del mio elaborato è racchiusa tutta qui: Adorazione e Amorevolezza nei confronti dei bambini unita all'osservazione partecipante. Inizierò con le origini della storia del gioco, illustrando le risorse, le regole, le competenze necessarie, affinché possa ritenersi tale. L'esperienza del gioco e il concetto stesso di questo, rappresentano un tema che apre molte riflessioni sul significato della sua funzione.
Tratterò alcuni importanti teorici che hanno dedicato studi approfonditi sull'approccio psicologico del gioco: JEAN PIAGET, LEV VYGOTSKIJ, DONALD WINNICOTT.

Verranno affrontate due modalità di gioco:
- il gioco simbolico dove il piacere ludico primario è quello della finzione. In altre parole, il bambino usa gli oggetti come simboli per rappresentare azioni di finzione (es. con le pentoline, il bambino finge di preparare la pappa, può utilizzare un mattoncino della lego come telefono per chiamare) (www.ieled.it).
- Il gioco con regole dove la tipologia di gioco è ben diversa dalla precedente in quanto è costituita da regole che devono essere rispettate dal bambino. (es. il gioco del fazzoletto o palla prigioniera).

Infine, analizzerò le diverse tecniche osservative impiegate nello studio dei comportamenti infantili e il lavoro di educatore, che mi auguro di poter intraprendere.

Informazioni tesi

  Autore: Lorena Conti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università Telematica Pegaso
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  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Liliana Filizzola
  Lingua: Italiano
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4 INTRODUZIONE «I giochi dei bambini non sono giochi e bisogna considerarli come le loro azioni più serie» (de Montaigne, 2014, p. 67). Giocare per i bambini è un’attività molto seria che può essere paragonata a qualunque azione di un adulto appassionato di ciò che sta svolgendo e che sente di poter esprimere la sua personalità in questa funzione. In altre parole, i bambini che giocano possono essere paragonati agli adulti che lavorano con passione e per questo torneranno felici al lavoro. L’attività ludica è per sua natura educante: molti studiosi hanno dimostrato come i giochi liberi e rivolti alla socializzazione svolgano un ruolo importante, anzi fondamentale nello sviluppo delle capacità cognitive, relazionali e creative. Gioco e uomo sono indissolubilmente legati; difatti essendo parte costituente l’individuo, non può che cambiare e svilupparsi se non nella simultaneità con egli. Cercando la parola “gioco” sul dizionario, troviamo la seguente definizione: «Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando capacità intellettive» (Treccani.it). Per mezzo del gioco, il bambino comprende la propria realtà interiore, impara a conoscersi e gestire le proprie emozioni, sperimenta il valore delle regole, si manifesta e provvede alla realizzazione di opportunità di crescita promuovendo altresì la maturazione affettiva. Il rapporto tra bambino e gioco è di natura così reciproca da creare una struttura labirintica, dove il bambino entrando in contatto con il mondo impara a conoscerlo. Ne scaturisce un’importante e profonda esperienza dell’esistenza che gli dona felicità e lo coinvolge completamente, restituendogli il suo senso di stare al mondo. Come afferma Schiller (1759-1805): «“L’uomo è pienamente tale solo quando gioca”: solo giocando, infatti, l’individuo riesce a liberare la propria mente da

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