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La guerra del Golfo. Visioni e interpretazioni dei media in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Valeria Todaro
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Teramo
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Andrea Sangiovanni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Lo scopo della ricerca è quello di offrire una panoramica e una ricostruzione del modo in cui il contesto mediatico italiano ha raccontato e interpretato la prima guerra del Golfo, svoltasi a cavallo tra il 1990 e il 1991. Il lasso di tempo individuato in particolare è quello relativo all'effettivo scoppio del conflitto, la notte del 16 gennaio 1991, fino al 28 febbraio, quando il Presidente degli Stati Uniti George Bush dichiarò la guerra finalmente conclusa. Nonostante questo, però, con lo scopo di evitare di sorvolare su dettagli che potrebbero essere rilevanti, e soprattutto per dare uno sguardo generale al contesto venutosi a creare in quegli anni, il primo capitolo è dedicato a delineare un quadro storico degli eventi che hanno riguardato la crisi del Golfo e anche a dare un'idea di quello che era il contesto internazionale. Una prima analisi generale, dunque, fornisce un profilo di quello che è stato a tutti gli effetti un "evento", con tutti gli aspetti innovativi che lo hanno caratterizzato. Non a caso il conflitto bellico preso in analisi è stato definito da molti storici come "la prima guerra in diretta", o anche "Neoguerra", date le innegabili novità apportate dall'avanzata tecnologica e dalla sempre più preponderante presenza del medium televisivo nel mondo. A tal proposito, il progetto affronta un aspetto determinante, quello della rappresentazione, cercando di delineare come i media, in particolare quelli italiani, abbiano deciso di rappresentare il conflitto, e provando anche ad analizzare il comportamento da questi assunto nei confronti delle novità nominate in precedenza. Scendendo nel dettaglio, il lavoro sviluppa in ordine i punti di vista assunti dai media principali, televisione e carta stampata, soffermandosi, nel primo caso, sul ruolo svolto dai telegiornali della Rai e dalla Fininvest, e nel secondo, su quello svolto da quattro testate, "La Repubblica", "La Stampa", "Il Corriere della Sera" e "L'Unità". Individuando il rapporto tra telegiornali e guerra, vengono elencate e analizzate le modifiche che la televisione italiana ha attuato su se stessa dall'inizio del conflitto, modifiche sulla sua struttura interna e sul palinsesto tradizionale, esaminando successivamente anche le immagini che la televisione ha scelto di usare per rappresentare l'evento e perché. Prendendo invece in considerazione il medium più "vecchio", ovvero la carta stampata, l'analisi si focalizza principalmente sull'indagine dei punti di vista adottati da ciascuna testata, con dovute differenze e affinità tra l'una e l'altra. Qui gli elementi presi in esame saranno titolazioni editoriali, articoli di fondo, commenti rilevanti di pagine in primo piano o più interne e fotografie utilizzate. Inoltre, ultimo ma non meno importante, è oggetto di analisi anche la contrapposizione tra i due media, in particolare la posizione fortemente critica che la carta stampata ha assunto nei confronti della televisione.Detto questo, l'elaborato indaga proprio sulle ragioni effettive del perché questa guerra è stata definita "invisibile" dai più, analizzando con cura i linguaggi e le narrazioni che questo conflitto ha portato alla luce o che lo hanno caratterizzato. Ad esempio, tra gli aspetti che sono stati esaminati, occupano un ruolo importante il linguaggio delle armi e l'uso del corpo: fin dalle fasi iniziali della guerra, gli americani, e di seguito tutto il resto del mondo, non fecero altro che insistere che la guerra sarebbe stata brevissima e soprattutto che, grazie alle nuove armi tecnologiche, i civili non sarebbero stati colpiti. Ovviamente la convinzione degli americani si scontrò ben presto con la realtà dei fatti, però questo non impedì che, da un punto di vista esclusivamente mediatico, le immagini mostrate alle persone a casa fossero unicamente di armi imbattibili e precise, per non parlare dei corpi dei feriti, dei quali non fu mostrato praticamente nulla e la guerra fu presentata come se quasi nessuno avesse perso la vita.
In conclusione, il lavoro qui presente è stato sviluppato cercando di rispondere passo dopo passo ad alcune domande, tra cui le più importanti: di fronte ad un mondo che si apprestava a vivere un evento bellico attraverso mezzi completamente nuovi, come ha saputo reagire il sistema mediatico italiano e, soprattutto, che tipo di rappresentazione della guerra è stata fornita? E le immagini utilizzate hanno aiutato a raccontare la guerra in tutta la sua complessità, svelando la sua realtà, o, al contrario, hanno soltanto contribuito a nasconderla?

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  Autore: Valeria Todaro
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Teramo
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  Relatore: Andrea Sangiovanni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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1 Introduzione Lo scopo della ricerca è quello di offrire una panoramica e una ricostruzione del modo in cui il contesto mediatico italiano ha raccontato e interpretato la prima guerra del Golfo, svoltasi a cavallo tra il 1990 e il 1991. Il lasso di tempo individuato in particolare è quello relativo all’effettivo scoppio del conflitto, la notte del 16 gennaio 1991, fino al 28 febbraio, quando il Presidente degli Stati Uniti George Bush dichiarò la guerra finalmente conclusa. Nonostante questo, però, con lo scopo di evitare di sorvolare su dettagli che potrebbero essere rilevanti, e soprattutto per dare uno sguardo generale al contesto venutosi a creare in quegli anni, il primo capitolo è dedicato a delineare un quadro storico degli eventi che hanno riguardato la crisi del Golfo e anche a dare un’idea di quello che era il contesto internazionale. Una prima analisi generale, dunque, fornisce un profilo di quello che è stato a tutti gli effetti un “evento”, con tutti gli aspetti innovativi che lo hanno caratterizzato. Non a caso il conflitto bellico preso in analisi è stato definito da molti storici come “la prima guerra in diretta”, o anche “Neoguerra”, date le innegabili novità apportate dall’avanzata tecnologica e dalla sempre più preponderante presenza del medium televisivo nel mondo. A tal proposito, il progetto affronta un aspetto determinante, quello della rappresentazione, cercando di delineare come i media, in particolare quelli italiani, abbiano deciso di rappresentare il conflitto, e provando anche ad analizzare il comportamento da questi assunto nei confronti delle novità nominate in precedenza. Qui di seguito vengono descritti sinteticamente i punti chiave che verranno trattati nel corso del presente elaborato. Scendendo nel dettaglio, il lavoro sviluppa in ordine i punti di vista assunti dai media principali, televisione e carta stampata, soffermandosi, nel primo caso, sul ruolo svolto dai telegiornali della Rai e dalla Fininvest, e nel secondo, su quello svolto da quattro testate, “La Repubblica”, “La Stampa”, “Il Corriere della Sera” e “L’Unità”. Individuando il rapporto tra telegiornali e guerra, vengono elencate e analizzate le modifiche che la televisione italiana ha attuato su se stessa dall’inizio del conflitto, modifiche sulla sua struttura interna e sul palinsesto tradizionale, esaminando successivamente anche le immagini che la televisione ha scelto di usare per rappresentare l’evento e perché. Prendendo invece in considerazione il medium più “vecchio”, ovvero la carta stampata, l’analisi si focalizza principalmente sull’indagine dei punti di vista adottati da ciascuna testata, con dovute differenze e affinità tra l’una e l’altra. Qui gli elementi presi in esame saranno titolazioni editoriali,

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