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Il reato di Genocidio nella giurisprudenza della Corte Penale Internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Alice Strada
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: UKE - Università Kore di Enna
  Facoltà: Scienze della difesa e della sicurezza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Alessandro Tommaselli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

Nel corso del XX secolo milioni di uomini, donne e bambini sono stati vittime innocenti di una disumana crudeltà che inquieta fortemente la coscienza umana. Fu denominata l’epoca delle stragi, i genocidi del XX secolo suscitano orrore, paura e sgomento. L’argomento della mia tesi viene presentato non solo da un punto di vista giuridico, ma anche in prospettiva storico-politica.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’umanità prese coscienza delle atrocità compiute dall’uomo e la gravità dei crimini commessi. Bisognava prendere una posizione radicale per far si che ciò che era accaduto in passato non si sarebbe verificato ancora in futuro.
Dopo l'esperienza genocidiaria fascista, ne seguirono molte altre di esperienze simili, innescati dai regimi totalitari presente in varie Nazioni.
Il dramma si sposta in Unione Sovietica e i crimini commessi portarono anni di terrore e desolazione all’interno del grande Paese.
L’incubo ritorna negli anni 90 con i genocidi perpetrati nei territori dell’ex Jugoslavia e Ruanda.
L’esperienze passate dei Tribunali Militari Internazionali di Norimberga e Tokyo, e i Tribunali ad hoc del Ruanda e dell’ex Jugoslavia ha richiesto l’intervento di una comunità internazionale che regolasse i crimini di tale portata internazionale.
La società internazionale aveva la necessità di prevenire il ritorno di simili catastrofi, disciplinando il crimine di genocidio e i crimini contro l’umanità, ma il problema era conciliare il diritto penale internazionale con il principio di sovranità degli Stati: la soluzione ideale a tal fine sarebbe stata la promulgazione di un codice penale internazionale, includendo, al proprio interno, disposizioni di legge per assicurare la protezione delle minoranze etniche, nazionali e religiose, ma tale ambizioso progetto rappresenta tutt’ora un utopia all’interno della comunità internazionale medesima.
Nel 1948, con la Convezione per la Prevenzione e la Repressione del crimine Genocidio, nacque un neologismo che spiegava e interpretava l’orrore di quegli anni: “Genocidio”. Si assegna così un nome al volto del male, e inizia dunque il lungo cammino per reprimere e punire il più efferato crimine che l’umanità conosca.
La convezione è uno degli strumenti internazionali principali sulla tutela dei diritti umani, e dal 1948 in poi inizia l’iter del diritto internazionale per disciplinare il crimine di genocidio, che giungerà alla creazione di un’istituzione penale internazionale idonea a giudicare e processare i responsabili dei gravi crimini internazionale.
Alla fine degli anni ’40 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ordinò alla Commissione di Diritto Internazionale di analizzare la proposta per la creazione di una Corte Penale Internazionale permanente.
Dopo anni di discussioni, pareri e consultazioni il 1 luglio del 2002 entra in vigore lo Statuto di Roma che istituisce una Corte Penale Internazionale permanente in grado di esercitare il suo potere giurisdizionale sulle persone fisiche per i più gravi crimini internazionali.
La Corte possiede personalità giuridica internazionale e un istituzione di questo genere conta una base giuridica più adeguata a giudicare i crimini di portata internazionale, in grado di riportare la pace e di far rispettare il diritto umanitario.
L’importanza di tale Statuto è fondamentale perché costituisce la conciliazione dei diversi sistemi giuridico-penali degli Stati Parte, ragion per cui lo Statuto ha la natura di un trattato multilaterale e si basa sul principio di complementarità degli Stati Parte.

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  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: UKE - Università Kore di Enna
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7 CAPITOLO I CENNI STORICI I.1. Il genocidio Armeno Il genocidio degli armeni può essere considerato come il prototipo dei genocidi del XX secolo, in quanto completa distruzione di un gruppo a opera di uno Stato. Il popolo armeno fece la sua comparsa nel VII secolo a.C., si insediano sulle rive del lago Van, nell’Anatolia centrale, un delle più importante via dell’Oriente per suo posizionamento strategico. Difatti, il territorio dell’Armenia è disputato da molti imperi: persiani, greci, arabi e molti altri. Infine fu annessa all’Impero Ottomano nel 1473. Inizialmente l’Impero Ottomano rispettò l’entità di questa popolazione, che avare una propria lingua, l’armeno; una propria religione, il cristianesimo e il monofisismo; la sua cultura, usi e costumi. Ma il Sultano tolse tutti i diritti civili e politici e impose una serie di obblighi, per proclamare la superiorità della comunità dei credenti musulmani, la Umma. L’Impero Ottomano era un vera e propria teocrazia. La Sharia era la legge civile e religiosa fondata sul Corano e su altri testi sacri, è l’unica legge riconosciuta dai tribunali, e la testimonianza di un cristiano contro un musulmano non è considerata come valida. Gli armeni sono esonerati dalla vita politica dell’Impero. Per tutto il corso dell’Ottocento il popolo armeno subì massacri, persecuzioni e umiliazioni sotto il comando del Sultano. Tra il 1895 e 1896, il Sultano Abdul Hamid pianifica e fa seguire il massacro di 200.000 armeni. Per il carattere sistematico e aggressivo di tali massacri, questa tragedia prende connotati genocidari. Nel 1908 si cerò una nuova organizzazione portata avanti dal partito Unione e Progresso, per porre fine all’assolutismo dell’Impero Ottomano e stabilire un regime costituzionale dei Giovani Turchi che avevano lo scopo di riformare e rimodellare l’Impero e prometteva libertà, uguaglianza e diritti universali per tutti, tolleranza religiosa, libertà di culto, diritti di proprietà per tutti, ma tutto ciò non si verificò, e continuarono i disordini politici, le violenze e i soprusi contro le minoranze e le guerre perpetrate con gli stati limitrofi. 7 L’ideologia principale panturca del governo dei Giovani Turchi era determinata a riformare lo Stato su una base nazionalista data dall’omogeneità religiosa ed etnica. Si basava sulla convinzione che tutti i popoli turchi dovevano essere riuniti in un unico stesso popolo ed in un unico stesso territorio. La popolazione armena era un ostacolo per tale costituzione, avendo origine cristiana e degli ideali di diritto basati su stampo 7 Y. Ternon, Lo Stato criminale, Milano, Corbaccio s.r.l., 1997, pp. 167-170

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Parole chiave

olocausto
corte penale internazionale
genocidio armeno
crimini di genocidio
genocidio in unione sovietica
tribunali penali internazionali ad hoc
l'origine del male
tribunale militare internazionale di norimberga
tribunale militare internazionale di tokyo
ex jugoslavia e ruanda

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