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Lo squatting come risposta alle politiche di confinamento dei migranti: il caso studio dell'Hotel City Plaza di Atene

Il seguente elaborato nasce dall'esigenza di indagare il ruolo ricoperto dalle persone in movimento durante il loro percorso migratorio. Quest'ultime vengono solitamente dipinte come soggetti passivi che subisco le conseguenze delle scelte politiche delle istituzioni dominanti. Lungi da questo lavoro negare tale affermazione, sembra necessario, tuttavia, analizzare con profondità scientifica la funzione profondamente politica che i migranti svolgono all'interno della società, seppure attraverso mezzi non convenzionali, come lo squatting. Partendo dallo studio sui confini in quanto dispositivi eterogenei di immobilità quest'elaborato, successivamente, analizza il contesto migratorio greco e le politiche di asilo e di gestione dei campi per rifugiati adottate dalle autorità elleniche. Tale analisi viene arricchita dall'osservazione partecipante condotta all'interno della città di Atene, durante la quale è apparsa evidente una contraddizione: se da un lato il contatto diretto con le storie di vita dei migranti permette di comprendere come le politiche europee e, in particolare, quelle greche siano volte al confinamento e all'invisibilizzazione degli stessi, dall'altro, è sufficiente camminare per il centro di Atene per avvertire un forte protagonismo della realtà migratoria nella città. Da ciò è scaturita la domanda di ricerca, punto di partenza per questo lavoro: i migranti sono da considerarsi solo vittime delle politiche migratorie di confinamento, o sono anche possibili agenti di emancipazione e resistenza all'immobilità da esse originata? Pertanto, tale elaborato si propone di analizzare in che modo le esperienze quotidiane di resistenza dei migranti nella città di Atene, in particolare l'occupazione dell'Hotel City Plaza a partire dal 2016, contribuiscano all'acquisizione di agency politica da parte degli stessi, contrariamente all'obiettivo delle politiche di irrigidimento e messa in sicurezza dei confini volte all'isolamento dei migranti ed alla loro emarginazione nelle zone più distanti dal centro città.

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4 INTRODUZIONE A partire dal 2013 e, con l’inasprimento della “lunga estate della migrazione” 1 nel 2015, l’Europa ha accolto un numero sempre maggiore di migranti e rifugiati che, provenienti dal Medio Oriente, dal Nord Africa, e successivamente dall’Africa Centrale, cercano di raggiungere il vecchio continente per domandare asilo tramite le principali rotte di attraversamento del Mediterraneo: quella occidentale verso la Spagna, quella centrale verso l’Italia e quella orientale verso la Grecia. Quest’ultima ha subìto un arresto nel 2016, quando l’Unione Europea e la Turchia decisero di stipulare un Accordo che limitasse gli sbarchi sull’isola di Lesbo e sulle altre isole dell’Egeo. Conseguentemente, la Grecia, da sempre Paese di transito per tutti quei migranti che tentavano il “gioco” della rotta balcanica con l’intento di raggiungere i paesi del Nord Europa, divenne in breve tempo un Paese di confinamento. I migranti si sono ritrovati intrappolati nelle isole greche e nella Grecia continentale, bloccati in un sistema di accoglienza mal funzionante e privo di programmi di integrazione duraturi. L’approccio adottato fin da subito nei loro confronti fu quello emergenziale dell’umanitarismo, caratterizzato dall’elargizione di beni e servizi in un’ottica filantropica attraverso la quale il migrante veniva concepito come una vittima passiva, bisognosa di assistenza. L’Accordo tra Bruxelles ed Ankara si inscriveva così all’interno di quel processo più ampio di progressiva securitizzazione delle frontiere europee che, a partire dagli anni Novanta, divennero sempre più porose ed impercettibili. Partendo da questo contesto, l’intento del seguente elaborato è quello di analizzare la posizione ricoperta dai migranti all’interno della cosiddetta “fortezza” 2 Europa, nello specifico concentrandosi sulla città di Atene, in Grecia. Invero, durante l’osservazione partecipante ivi condotta, è apparsa evidente una contraddizione: se da un lato il contatto diretto con le storie di vita dei migranti ha permesso di comprendere come le politiche europee e, in particolare, quelle greche siano volte al confinamento e all’invisibilizzazione degli stessi, dall’altro lato, è sufficiente camminare per il centro di Atene per avvertire un forte protagonismo della realtà migratoria nella città. Da ciò è scaturita la domanda di ricerca, punto di partenza di questo lavoro: i migranti sono da considerarsi solo vittime delle politiche migratorie di confinamento, o sono anche possibili agenti di emancipazione e resistenza all’immobilità da esse originata? Con l’intento di rispondere a questo quesito, l’elaborato si propone di analizzare la dinamica dello squatting, ovvero l’occupazione abusiva di edifici abbandonati, in quanto specifica lotta socio- 1 Hess S., et al., Der lange Sommer der Migration. Grenzregime III (The Long Summer of Migration: Border Regime III)., Berlin: Assoziation A., 2017. 2 Geddes, A., Immigration and European Integration: Towards Fortress Europe? In Refugee Survey Quarterly 20 (1), 2001. Carr, M. Fortress Europe. Inside the War against Immigration”., London: Jurst&Company, 2015.

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Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Ballarin
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2021-22
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze internazionali (MENA politics profile)
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Rosita Di Peri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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