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L'importanza delle emozioni nella genesi delle azioni: uno studio di risonanza magnetica funzionale

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Sberna
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Neurobiologia
  Relatore: Maria Egle de Stefano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Comprendere come le emozioni influenzino la genesi delle azioni rappresenta un obiettivo fondamentale per tutte le ricerche cognitivo-comportamentali. Nonostante i molteplici studi condotti su questo argomento, i risultati attuali risultano tuttavia ancora contrastanti, a causa di fattori confondenti presenti nella maggior parte dei paradigmi sperimentali in letteratura. Allo scopo di superare questi limiti, abbiamo sviluppato un nuovo paradigma con due compiti di go/no-go: una versione emotiva ed una di genere. Nella versione emotiva, i soggetti dovevano eseguire il compito di go/no-go in funzione del contenuto emotivo degli stimoli visivi: premendo un tasto in risposta alle immagini di volti esprimenti gioia o paura (go), rimanendo fermi in risposta alle immagini di volti con espressione neutra (no-go). Nel go/no-go di genere, invece, i soggetti sono stati istruiti a reagire agli stessi stimoli (volti emotivi e neutri) cambiando però il loro fattore discriminante: premendo un tasto in risposta ad uno specifico genere sessuale (go) e rimanendo fermi con volti di genere opposto (no-go). Abbiamo sottoposto il paradigma a 25 soggetti sani e destrimani (15 donne; età media= 21,67 ± 3,1) durante una sessione di risonanza magnetica funzionale (fMRI). I risultati preliminari, ottenuti dall’analisi dei dati fMRI dei primi 15 soggetti, evidenziano che il task emotivo coinvolge dei substrati significativamente differenti dal task di genere. La corteccia associativa somatosensoriale (BA5), ad esempio, viene coinvolta in misura maggiore durante il task emotivo ed in particolare durante i suoi trial con volti esprimenti gioia, suggerendo che la discriminazione delle emozioni ed in particolare della gioia siano più complesse della discriminazione del genere. Inoltre, queste analisi preliminari evidenziano che i segnali nel giro frontale superiore (BA9) subiscono un’inversione a seconda del task, ovvero durante il compito emotivo sono maggiori se i volti esprimono gioia e minori se i volti esprimenti paura, mentre durante il compito di genere sono maggiori se i volti esprimono paura e minori se i volti esprimono gioia. Sebbene questi dati siano puramente preliminari, quanto abbiamo ottenuto finora sembra in grado di fornire nuove prospettive per la ricerca, soprattutto rispetto alle regioni cerebrali che valutano gli stimoli emotivi in relazione ai processi di decision-making.

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4 1. Le azioni volontarie Ogni essere umano, per la maggior parte del tempo, ha la percezione di agire secondo la propria volontà cosciente. Pertanto, è semplice cogliere il concetto di azione intenzionale, ossia quel tipo di azione eseguita volontariamente e con l’obiettivo di raggiungere un preciso scopo. Viceversa, questo modo di agire è in contrapposizione alla semplice azione riflessa, che, al contrario, è inconsapevole ed automatica (Haggard, 2008). Eseguire un azione volontaria in funzione di un preciso scopo, è solo possibile se l’individuo ne avrà elaborato prima le conseguenze (Krieghoff et al., 2011). Queste azioni, dunque, vengono considerate come indipendenti dagli stimoli esterni (esogeni), perché sono prodotte in risposta a delle elaborazioni interne al soggetto (endogene, Brass and Haggard, 2008). La loro preparazione richiede una focalizzazione dell’attenzione e rappresenta una scelta tra possibili alternative (Jahanshahi, 1998). Le azioni volontarie, inoltre, possono essere inibite, ovvero al termine della loro pianificazione non devono necessariamente essere espletate, ma possono anche essere cancellate (Krieghoff et al., 2011). Le azioni riflesse, invece, vengono innescate esclusivamente in risposta ad uno stimolo esterno e scatenano delle risposte motorie tipicamente stereotipate. Queste azioni non richiedono la partecipazione dell’attenzione ed una volta innescate non potranno più essere fermate od inibite (Haggard, 2008). Questa separazione netta tra le azioni volontarie e quelle riflesse è utile per considerazioni teoriche, ma risulta lontana dall’esperienza quotidiana del comportamento umano. Una descrizione scientifica più soddisfacente, infatti, rappresenta le azioni come un continuum tra due estremi, dove da un lato troviamo i riflessi semplici, mentre dall’altro si trovano le azioni puramente volontarie (Haggard, 2008). Secondo questo modello, le azioni non sono determinate esclusivamente da stimoli esterni od interni, ma piuttosto dalla sinergia di entrambe le componenti (Krieghoff et al., 2011). Questo significa che la pianificazione di ogni movimento coinvolgerà sia dei processi autonomi (periferici o bottom-up), innescati dagli stimoli esogeni, che dei processi cognitivi (centralizzati o top-down), innescati dalle elaborazioni endogene (Scott, 2016). Le azioni che vengono compiute più di frequente nella vita quotidiana sono essenzialmente

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Parole chiave

azioni
emozioni
risonanza magnetica funzionale

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