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La digitalizzazione della propaganda di odio razziale. Una prospettiva comparata

Informazioni tesi

  Autore: Arianna Tondelli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Lucia Scaffardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

Gli ultimi due decenni sono stati caratterizzati da un aumento esponenziale dei fenomeni discriminatori perpetrati soprattutto nei confronti degli stranieri, in base a caratteristiche identitarie, come la razza e l'origine etnica. Questa evidenza è collegata alla “contaminazione” culturale, etnica e linguistica che caratterizza le società occidentali moderne: il rapporto tra i membri del gruppo e le minoranze composte da individui considerati "diversi" dalla società, è sovraccarico di pregiudizi e stereotipi che portano a percepire la diversità come una "minaccia" e non come sinonimo di arricchimento, come un fattore che pesa sulle dinamiche sociali.
La pericolosa retorica del "noi contro di loro", unitamente alla convivenza della pluralità del gruppo all'interno di una stessa entità statale e alla mancanza di politiche volte a favorire i processi di integrazione, ha rappresentato un terreno fecondo per il proliferare di discorsi di odio e crimini, perpetrati a danno di minoranze nel loro insieme o contro individui.
Ponendo particolare attenzione al fenomeno dell'incitamento all'odio, gli Stati membri e l'Unione Europea hanno cercato di sviluppare strumenti normativi efficaci e adeguati per contrastare le manifestazioni di odio razziale, bilanciando il diritto alla libertà di espressione, ritenuto un caposaldo dal liberale società democratiche, con il diritto del destinatario di vedere tutelata la propria dignità, che potrebbe essere lesa da espressioni offensive.
Un rapido cambiamento dei metodi di interazione causato dall'avvento del Web 2.0, insieme ad altre nuove caratteristiche della comunicazione digitale, ha sollecitato la formulazione di nuove strategie per combattere l'incitamento all'odio online, evidenziando l'inadeguatezza e l'inefficacia delle attuali normative che disciplinano l'incitamento all'odio offline.
Attraverso queste considerazioni, l'oggetto di questa tesi è una disputa che ancora anima il dibattito pubblico e istituzionale: emerge dalla necessità di bilanciare i diritti concorrenti e dalla richiesta di definire un quadro legislativo efficace per combattere i discorsi d'odio, indipendentemente dai mezzi di comunicazione utilizzati . In poche parole, la controversia si concentra sulla definizione dei limiti esatti su cui basare il giudizio di legittimità delle espressioni, prima che diventino casi di incitamento all'odio. Quindi sorgono due domande lampanti: qual è la linea di demarcazione oltre la quale l'opinione dissenziente diventa un discorso di odio illegale? Chi può definire con precisione quale discorso è lecito e protetto o, al contrario, cosa è illegale e punibile? Questa tesi nasce dalla volontà di approfondire e inquadrare il complesso e sfaccettato fenomeno dell'incitamento all'odio da un punto di vista legislativo. Si cerca di tracciare un itinerario tra i più importanti indirizzi legislativi e giurisprudenziali che Unione Europea - con particolare focus sull'Italia - e Stati Uniti hanno adottato per combattere l'odio razziale, interpretando i principali giudizi per una migliore comprensione del tema. Il primo capitolo tratta del riconoscimento della libertà di espressione, tutelata nell'articolo 21 della Costituzione italiana. A seguire alcuni cenni sulla giurisprudenza costituzionale e comune per evidenziare i principali limiti alla libertà di espressione, nonché sulla normativa utilizzata contro il fenomeno dell'incitamento all'odio. Il secondo capitolo si propone di contestualizzare l'esperienza italiana nel più ampio contesto europeo.
Analogamente allo schema utilizzato nel primo capitolo, procediamo con l'individuazione dei principali riferimenti legislativi europei sulla libertà di parola. Il terzo capitolo si concentra sull'antitetica esperienza statunitense, considerata un archetipo di democrazia tollerante, la cui struttura giurisprudenziale è basata sul rispetto - sacrale - del Primo Emendamento, garante supremo del diritto di esprimere liberamente il proprio disaccordo, anche in termini inappropriati.
Il quarto capitolo focalizza l'attenzione sulla proliferazione di incitamento all'odio online, considerato un problema allarmante che ancora anima il dibattito pubblico e istituzionale. Il capitolo si propone di analizzare le misure attuate dalla legge italiana, dell'Unione Europea e dal diritto statunitense per arginare questo fenomeno, affiancate da strumenti di soft law e di coregolamentazione, adottati per responsabilizzare le principali società IT e promuovere un'apertura e un dialogo costruttivo sulla questione.

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11 CAPITOLO I LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE IN ITALIA; DISCIPLINA GIURIDICA E LIMITI AD ESSA APPONIBILI SOMMARIO: 1. L’origine della tutela alla libertà di espressione - 2. Dal periodo preunitario alla crisi democratica nel Ventennio fascista; il riconoscimento della libertà di espressione in Italia - 3. La disciplina giuridica sulla libertà di espressione in Italia; garanzie costituzionali e limiti costituzionalmente previsti - 3.1. L’interpretazione evolutiva dell’art. 21 nella giurisprudenza costituzionale - 3.2. Limiti alla libertà di espressione nella giurisprudenza comune; un focus sul diritto di cronaca e di critica - 4. Evoluzione della disciplina giuridica sui discorsi d’odio in Italia. 1. L’origine della tutela alla libertà di espressione La libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero e i propri ideali affonda le sue radici nell’antica Grecia 1 ; le polis democratiche ateniesi erano infatti animate da frequenti dibattiti tra i cittadini, ai quali la legge riconosceva eguale diritto di partecipazione e parola nelle assemblee pubbliche tenutesi nelle agorà (iṡegorìa) e il diritto-dovere morale di “dire tutto” ciò che si pensava, esprimendosi con franchezza (parreṡìa). La libertà di espressione ottenne il primo riconoscimento formale nell’art. 9 del Bill of Rights del 1689; tuttavia, essendo finalizzato alla mera tutela dei parlamentari in sede di assemblea, non fu concesso ai singoli cittadini come libertà fondamentale 2 . 1 H. GLYKATZI-AHRWEILER, European Community as An Idea: The Historical Dimension in Chrysos, Kitromilides & Svolopoulos (eds.), The Idea of European Community in History, Conference Proceedings, Athens: National & Capodistrian University of Athens 2003, p. 29. «The ancient Greek values of equal rights of birth (isogonia), before the law (isopoliteeia), in the body politics (isonomia) and to freedom of speech (isegoria), underpin the virtue of today’s Europe, the democracy that is established through dialogue, justice and respect for human rights […]». 2 Dichiarazione dei diritti civili e politici concessa da Guglielmo III d'Orange e da sua moglie Maria II Stuart. Fu approvata dal Parlamento nel 1689, in seguito alla Gloriosa Rivoluzione (1688) che portò alla deposizione di Giacomo II d’Inghilterra. Questo documento, considerato una pietra miliare del sistema di Common law inglese, sanciva una forte limitazione al potere assoluto del sovrano.

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Parole chiave

italia
unione europea
libertà di espressione
diritto comparato
usa
new media
discriminazione
odio razziale
hate crimes
hate speech

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