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Le operazioni psyops: l’arte del persuadere, alterare e influenzare

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Alabiso
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Link Campus University - L'Università internazionale a Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gabriele Natalizia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

La psyops (operazione psicologica) rappresenta quella complessa e pianificata propaganda, contro uno specifico target, che è rinvenibile in ogni contesto attuale: politico, economico, sociale e di guerra.
Seppur questo, nell’ultimo caso, assume oggi una funziona essenziale tendente a ridurre la necessità di fare un uso pesante della artiglieria, persuadendo l’avversario ad arrendersi; negli altri, assume un carattere più oscuro, quasi impercettibile all’intelligibilità dell’uomo che, senza una giusta conoscenza delle tecniche usate da questi manipolatori, verrebbe condotto a fare qualcosa senza che se ne accorga.
Questa rappresenta la vera forza della propaganda che facendo leva sull’esigenze del popolo lo spingerebbe ad accettare situazioni che normalmente non avrebbe accettato scavalcando quell’assetto democratico per la quale da anni si è lottato.
Si è voluto trattare questo argomento proprio per questa sua “senziente arma” che in Italia nello specifico non verrebbe affrontata e risolta nei giusti modi.
Difatti gli elementi base di queste operazioni psicologiche sarebbero state studiate da importanti manuali statunitensi che in virtù della pericolosità di questo strumento dovrebbe indurci a riflettere sulla necessità di aggiornare i nostri modelli operativi di sicurezza.
È vero che i nuovi mass media hanno migliorato la qualità dell’individuo ma, se lo si osserva dall’altro lato, si nota come questi lo avrebbero reso “schiavo” dei suoi effetti, immettendolo all’interno di quella gabbia disinformata che oramai sta sopprimendo quella essenziale parte critica utile a discernere il vero dal falso.
L’epidemia all’interno delle folle (come Gustave Le Bon le intende) si è già diffusa, milioni di visualizzazione ormai regnano incontrastate all’interno di tutti quei messaggi propagandistici che diffondono odio e rassegnazione, la massa viene spesso mobilitata all’azione ma, soprattutto la cosa più grave è che il bulbo non può essere estirpato dalla radice attraverso la censura.
Quest’ultima sarebbe impossibile proprio per la grandezza della marea informativa che con le sue svariate onde affonderebbe questi messaggi strategici all’interno di luoghi sempre meno visibili come negli attuali “Hashtag”, “condividi” o ancora peggio del “deep web”.
Inoltre, oltre che la posizione anche la quantità è notevole tartassando la mente del lettore attraverso “variopinte” fonti e diversi mezzi di comunicazione.
Questa consapevolezza è ciò che ha reso questa tesi innovativa in quanto mi ha condotto a riflettere su quell’unica ancora di salvezza che ancora oggi potesse trasmettere quella luce di speranza all’interno di questa ombra, cioè l’individuo: nel risveglio di quel lato critico che si possiede, ribaltando quel paradigma della sicurezza che non potendo prevenire l’accaduto, lo affronta dall’interno, limitandone gli effetti.
Difatti se nel passato si è sempre cercato di evitare la formazione di folle ritenute acefale e indomabili oggi lo sguardo deve essere rivolto a loro, che educate in una certa maniera possono curare ogni singolo soggetto appartenete alla “vecchia società”, tramite una reazione a catena conscia di responsabilità e consapevolezza.
Il metodo usato è stato assolutamente critico come il risultato che si vuole ottenere, attraverso un profilo logico che partendo dall’alto si è pian piano intercalato all’interno di questo ingranaggio fino a raggiungere la base, con la speranza di ripartire da lì, per avviare un processo inverso utile a espellere quell’aria inquinata, dalla propaganda, attraverso la quale ancora oggi si respira.
Tutto questo allo scopo di riportare il cittadino di qualunque Stato al suo ruolo cardine di soggetto attivo, promotore di idee e evoluzione; fuoriuscendo da quella bolla, che da anni ormai, l’avrebbe ibernato come soggetto passivo in quanto “consumatore di prodotti” venduti dalle false lusinghe della propaganda.
Per concludere, se informare è un dovere ed essere informati è un diritto, quest’ultimo aspetto deve essere assolutamente promosso dalle istituzioni che in questo caso non dovrebbero solo evidenziare il problema propagandistico, ma avviare quel processo di “terapia umana” affinché l’evoluzione dell’uomo possa avvenire completamente libera da ogni contrasto o “senziente arma” manipolatoria.

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  Autore: Angelo Alabiso
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Link Campus University - L'Università internazionale a Roma
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  Relatore: Gabriele Natalizia
  Lingua: Italiano
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1 Introduzione Spesso nei libri di storia si tende ad analizzare il vincitore di una guerra in base al suo quantitativo di armi belliche, trascurando una parte psicologica che è davvero essenziale in termini prettamente strategici. Le psyops (operazioni psicologiche) rappresentano quella parte intrinseca e fondamentale della belligeranza che non può non essere presa in considerazione. Come SunTzu aveva già preannunciato nella sua “arte della guerra”: «Sottomettere un esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità. 1 » Gli attuali conflitti contemporanei necessitano, in maniera superiore rispetto al passato, di questa intrinseca forma di controllo poiché è solo grazie all’effetto del linguaggio che è possibile manipolare la psicologia dell’avversario o qualsiasi target per ottenere determinati scopi prefissati. La propaganda è ormai sostituita alla normale arma da fuoco poiché solo dall’interno è possibile manipolare quelle grandi masse che sono state e sono le protagoniste indiscusse dell’evoluzione. Saranno quindi i mezzi di comunicazione a determinare oggi, più del passato, il vero volto incontrastato del conflitto. Come il cosiddetto profeta dell’era digitale, Marshall Mcluhan, ci ha anticipato anni fa: «il medium è il messaggio 2 »; è ciò è ben saputo dagli operatori psyops. Ad oggi è possibile affermare che: vince la belligeranza quel soggetto che è più bravo a “girare la telecamera” verso ciò che più impressionante può risultare agli occhi di colui che l’osserva. Gli ingenti sforzi che molti paesi stanno effettuando e approfondendo su questi ambito così sottile è indice di maggiore consapevolezza sull’utilizzo delle psyops nella loro principale funzione attuale di “combat reducer”, specialmente in questi periodi dove la concezione comune mondiale è meno propensa ad accettare sacrifici umani di qualunque tipologia, insieme agli Stati democratici, sempre più chiamati ad organizzare operazioni di tipo “perdite zero”. Ma se da un lato questa comunicazione strategica nei settori di guerra assume questa importane mansione positiva, dall’altro, le sue minuziose funzioni manipolative, condotte da “smart people”, si sono disperse in ogni settore della nostra vita determinando quella “conquista delle menti globali” che stanno pregiudicando l’essenza stessa della soggettività umana. «Sin dall’antichità questi "giochi dell’informazione" sono stati strettamente legati alle guerre, ma nel periodo della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) essi assunsero un significato nuovo. Vennero infatti attuati per mobilitare l’opinione pubblica allo scopo di vincere il conflitto, per demoralizzare il nemico influenzandone l’opinione pubblica mediante informazioni manipolate secondo il proprio bisogno. La manipolazione e la censura del flusso delle informazioni furono necessarie affinché si potessero controllare i popoli, amici o nemici che fossero» 3 . Quest’ultimi infatti sembrerebbero ancora tutt’oggi guidati da una “percezione superiore propagandistica” che se da un lato è degradante per l’individualità umana, dall’altro, è assolutamente inaccettabile soprattutto in virtù di quella logica democratica tanto sancita nel nostro Stato e tanto promossa nel mondo. Lo scopo di questa tesi è quindi quello di dare un forte apporto di sicurezza totale (soggettiva e societaria) attraverso lo studio dei principali conflitti psicologici che oggi, specialmente nell’era della globalizzazione, stiamo vivendo: dal classico impiego nei campi di battaglia all’uso del moderno mezzo internet, dalla recente 1 A. M. Rossi, “L’ arte della guerra”, Mondadori, seconda edizione , 2017. 2 Marshall McLuhan, traduttore E. Capriolo, “Gli strumenti del comunicare”, il saggiatore, 2008. 3 http://www.liceolugano.ch/19142014/index.php/censura-e-propaganda

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Parole chiave

guerra psicologica
comunicazione strategica
spirito critico
psyops
operazioni psicologiche
guerra di persuasione
controllo delle masse
arma senziente
guerra cognitiva
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