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Tra idealismo e pragmatismo. Le matrici politiche ed economiche della partecipazione italiana alla Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio

Informazioni tesi

  Autore: Diego Borri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Simone Paoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Perché l'Italia aderisce al Piano Schuman e partecipa ai negoziati istitutivi della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, condotti alla Conferenza di Parigi dal 20 giugno 1950 al 17 aprile 1951? Quali sono le matrici della scelta fatta dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e dal Ministro degli Affari Esteri Carlo Sforza?
Rispondere a queste domande è l'obiettivo della presente ricerca, condotta non solo sulla base delle fonti bibliografiche, relativamente ampie, ma anche della lettura dei documenti dell'Archivio De Gasperi, dei quotidiani dell'epoca e dei resoconti stenografici di tutte le sedute della discussione parlamentare di ratifica del Trattato istitutivo della CECA, svoltasi al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati tra l'11 marzo 1952, giorno della presentazione del relativo disegno di legge al Senato, e il 16 giugno successivo, giorno dell'approvazione definitiva da parte della Camera.
La tesi dimostra come l'adesione italiana sia stata indotta sia da motivazioni di carattere politico che economico. Tra le prime, la prospettiva del Presidente del Consiglio di conseguire i due obiettivi cardine della politica estera seguita dalla fine del secondo conflitto mondiale: l'unificazione europea, da una parte, e il reinserimento dell'Italia all'interno dei circuiti internazionali, dall'altra. Altrettanto importante è stata la volontà di De Gasperi di confermare la scelta occidentale dell'Italia, un anno dopo la firma del Patto Atlantico e in un contesto geopolitico sempre più teso e precario. Tra le seconde, la speranza di risolvere nel quadro multilaterale europeo i problemi cronici del paese, dall'elevato tasso di disoccupazione al sottosviluppo socio-economico (soprattutto del Meridione), e la volontà di soddisfare alcune esigenze del settore siderurgico, soprattutto di quello pubblico, come la garanzia dell'importazione di materie prime. Lo studio delle matrici della scelta italiana è stato inquadrato nel contesto politico ed economico (limitatamente al settore siderurgico) all'interno del quale queste si sono determinate. Sul fronte politico, sono stati ricostruiti l'origine e i caratteri dell'europeismo degasperiano e ne è stata seguita la transizione al federalismo, dovuta anche all'influenza delle riflessioni federalistiche elaborate dagli ambienti cattolici e laici nella seconda metà degli anni Quaranta. Sul fronte economico, invece, sono stati delineati l'assetto strutturale, i problemi costitutivi e gli interessi dell'industria siderurgica italiana, sia nella sua articolazione pubblica che in quella privata.
L'ultima parte della ricerca è stata, invece, dedicata al lavoro svolto dalla delegazione italiana alla Conferenza di Parigi e alla valutazione degli effettivi risultati ottenuti. L'esame ha permesso di dimostrare come nella scelta italiana, pur nella compresenza di entrambe le matrici, sia stata preminente quella politica. Questa interpretazione è del resto confermata dai discorsi, dalle dichiarazioni e dalle testimonianze dei tre diretti responsabili: De Gasperi, Sforza e il capo delegazione Taviani.

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  Anno: 2018-19
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  Lingua: Italiano
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5 Introduzione. Il 9 maggio 1950 il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman pronuncia le ottocentosettantotto parole destinate a cambiare il corso della storia mondiale, europea e italiana. Mondiale perché la Dichiarazione Schuman non solo avvia il processo di unificazione europea, portando alla creazione di un nuovo soggetto geopolitico nel contesto bipolare della guerra fredda ma, soprattutto, risolve a favore del blocco occidentale il problema della collocazione della Repubblica Federale Tedesca. Europeo perché, da una parte, inaugura la costruzione dell’asse franco-tedesco sul quale si sarebbe imperniato il futuro sviluppo dell’Europa comunitaria. Dall’altra, invece, perché per la prima volta nella storia del continente europeo sei Stati decidono di derogare al principio cardine delle relazioni internazionali dalla pace di Westfalia, quello dello Stato sovrano, cedendo volontariamente una quota della loro sovranità nazionale, limitatamente al settore carbosiderurgico, e accettandone la regolamentazione da parte di un organismo sovranazionale 1 . Italiana, infine, perché il nostro paese partecipa a questo processo, nella convinzione che questo potesse significare la sua definitiva riammissione nel concerto internazionale e l’archiviazione della marginalizzazione subita dalla fine del secondo conflitto mondiale. La storiografia ha generalmente riconosciuto l’importanza della Dichiarazione Schuman. Il francese Bossuat, per esempio, ne sottolinea il “grande merito storico di aver risolto gravi divergenze intraeuropee” 2 , riferendosi al secolare e radicato contrasto franco-tedesco. Lo stesso fa il tedesco Wilfried Loth, che considera la storia del Piano Schuman una storia soprattutto franco-tedesca 3 . Il tedesco Schwabe, invece, parla esplicitamente di “svolta nella politica mondiale” 4 , sottolineandone l’impatto determinante sulle relazioni internazionali postbelliche: 1 Secondo Milward, tuttavia, il processo di unificazione europea non avrebbe causato la crisi dello Stato nazionale. Cfr. Alan Milward: États-Nations et communauté: le paradoxe de l’Europe?, in “Revue de synthèse”, IV serie, Vol.111, n. 3, luglio-settembre 1990, pp. 253-270. 2 Gerard Bossuat: Il Piano Schuman del 9 maggio 1950: luogo simbolico della ritrovata fiducia degli europei, in Ruggero Ranieri e Luciano Tosi (a cura di): La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (1952-2002). Gli esiti del Trattato in Europa e in Italia, Padova, CEDAM, 2004, p. 12. Cfr. anche ID: L’Europe du plan Schuman et de la CED, in L’Europe des Français, 1943-1957. La IVe République aux sources de l'Europe communautaire, Paris, Publications de la Sorbonnes, 1996; 3 Wilfried Loth: Der Schuman-Plan und die Zukunft der Europäischen Union, in “Integration”, vol. 33, n. 4 (Ottobre 2010), 2010, pp. 350-357. 4 Karl Schwabe: Il Piano Schuman: una svolta nella politica mondiale, in R. Ranieri e L. Tosi (a cura di): Op. cit., p. 19.

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