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Finalità della pianificazione fiscale

- conoscere la norma;
- interpretazione della norma (ciò che è scritto sui libri);
- circolari ministeriali che rappresentano l’opinione dell’Amministrazione;
- le sentenze che derivano dal contenzioso tra il contribuente e l’Amministrazione Finanziaria. Il contribuente può avere un’opinione differente rispetto a quella dell’Amministrazione Finanziaria.
L’amministrazione finanziaria può essere considerata come CONTROPARTE. Il suo obiettivo è garantire un gettito elevato. Quindi di fronte alla stessa norma il contribuente cercherà di dare un significato in modo tale da diminuire il carico fiscale, viceversa l’Amministrazione finanziaria leggerà la norma in modo tale da aumentare il carico fiscale. Quindi quando leggiamo le circolari ministeriali bisogna considerare che l’Amministrazione le interpreta si in modo corretto, ma più restrittivo e a “danno” del contribuente.
PIANIFICAZIONE FISCALE : di fronte a due alternative legittime, scegliere l’alternativa meno onerosa sotto il profilo fiscale per il contribuente. È evidente che bisogna conoscere la norma e le varie alternative possibili.
Pianificazione fiscale non significa né evasione fiscale né elusione fiscale:
EVASIONE FISCALE significa occultare dei redditi che si sono già manifestati o che si stanno manifestando, ad esempio attraverso costi fittizi, mediante mancata emissione di fatture. Siamo di fronte ad un reddito che esiste, ma che non viene sottoposto a dichiarazione e che quindi non si pagano i relativi tributi.
L’ELUSIONE FISCALE di imposte avviene mediante l’utilizzo di comportamenti e strumenti leciti ma finalizzati ad ottenere indebiti vantaggi tributari aggirando le norme senza valide ragioni economiche. Come ad esempio l’utilizzo di operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, ecc.) finalizzati non tanto ad ottenere le conseguenze che derivano dall’operazione stessa, ma altri risultati disapprovati dal sistema. È importante fare attenzione alla distinzione tra vantaggio tributario e diritto tributario, che invece è giusto che il contribuente sfrutti.
La pianificazione fiscale prevede che il contribuente, di fronte a due percorsi, sceglie quello meno oneroso dal punto di vista fiscale. Questo comportamento non è disapprovato dal legislatore o dall’Amministrazione Finanziaria. Il legislatore richiede che ciascun contribuente paghi il giusto ammontare di imposte, né in eccesso, né al di sotto di quello che dovrebbe pagare.
ESEMPIO: due soggetti decidono di costituire una società di capitali, con oggetto sociale la costruzione di mobili. Dopo un business plan si decide di costituire 100000€, con 3 possibilità:
1. tutto capitale sociale;
2. parte capitale sociale + finanziamento soci fruttifero;
3. parte capitale sociale + finanziamento soci fruttifero + prestito bancario.
Nel primo caso osserviamo le norme sulla deducibilità degli interessi passivi.
Nel secondo caso bisogna confrontare anche il carico tributario che spetta al socio, perché se si dovesse scoprire che si risparmiano imposte sulla parte del capitale sociale, ma il socio sostiene maggiori imposte della situazione di partenza, la scelta non è conveniente. Il carico fiscale per il socio sarebbe superiore al beneficio fiscale. Quindi occorre valutare anche il regime tributario degli interessi attivi che sono a carico del socio.
Tratto da PIANIFICAZIONE FISCALE D’IMPRESA di Valentina Minerva
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