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Clausole di trasferimento del rischio

Le clausole di trasferimento del rischio sono considerate in genere valide dalla giurisprudenza: con esse, dando all’utilizzatore il diritto (e l’onere) di agire contro il fornitore per ogni suo inadempimento, si esalta la funzione di finanziatore dell’impresa di leasing.
Il profilo cruciale dell’inadempimento dell’utilizzatore è regolato nei contratti standard riconoscendo al concedente la facoltà:
- di risoluzione del contratto anche nel caso di mancato pagamento di un solo canone;
- di trattenere, oltre al bene, tutti i canoni riscossi;
- di richiedere il risarcimento del danno in misura corrispondente all’ammontare di tutti i canoni a scadere.
La validità di queste clausole è stata a lungo dibattuta fra chi la sosteneva inquadrando il leasing nella locazione, e chi la negava sottolineando il conflitto con le regole sulla vendita con riserva di proprietà.
La Corte di Cassazione adotta la seguente soluzione: applica le regole sulla vendita con riserva di proprietà (e quindi esclude la validità delle suddette clausole) al leasing che ha per oggetto beni che al termine del contratto conservino un valore residuo significativo, superiore al prezzo di riscatto, in quanto sul piano economico l’utilizzatore si comporta come un acquirente con riserva di proprietà e il concedente, risolvendo il contratto, si ritroverebbe, oltre ai canoni incassati, un bene di valore tale da soddisfarlo intermente dei costi sostenuti (c.d. leasing traslativo); applica, invece, le regole della locazione (e quindi autorizza l’utilizzazione delle suddette clausole) quando oggetto e durata del leasing siano tali per cui, al suo termine, i beni abbiano modesto valore residuo e dunque solo con l’incasso dei canoni il concedente possa rientrare del finanziamento concesso (c.d. leasing di godimento).

di Stefano Civitelli
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