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Il fair value e gli strumenti finanziari

Uno dei più significativi cambiamenti prodotti dall’introduzione degli IAS è rappresentata dell’estensione nella valutazione degli strumenti finanziari del criterio del fair value, definito come "il corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata o una passività estinta in una libera transazione tra controparti consapevoli e indipendenti". I principi contabili internazionali individuano, infatti, nei prezzi espressi da un mercato attivo la più attendibile misurazione del fair value (tale coincidenza è ammessa solo in presenza di uno strumento finanziario trattato in un mercato attivo e che quindi il fair value non coincide automaticamente con il prezzo di mercato).
Pertanto, in mancanza di un prezzo di mercato o nell’ipotesi in cui esso sia poco attendibile sarà necessario fare riferimento ai prezzi definiti in trattazioni aventi oggetto titoli simili, oppure impiegare delle tecniche idonee a simulare il valore espresso dal mercato (come per es quella dell’attualizzazione dei cash flow attesi).
Le nuove regole contabili prevedono l’adozione del fair value per gli strumenti finanziari che presentano peculiari caratteristiche e che pertanto sono classificati nelle categorie: Fair value profit or loss (FV-PL) e available for sale (AFS).
La categoria FV-PL comprende gli strumenti finanziari detenuti per essere negoziati nel breve termine (c.d. di trading), gli strumenti finanziari che si intende classificare al fair value con riflessi al C.E, e i derivati; mentre la categoria degli AFS ha carattere residuale e comprende le attività finanziarie disponibili per la vendita non classificate in una delle altre categorie previste dallo IAS 39.
Con l’introduzione del nuovo criterio di valutazione, si assisterà a un’applicazione estensiva del "mercato" nell’ambito della valutazione del valore del portafoglio titoli della banca da indicare nel bilancio di esercizio.
Nell’attuale sistema contabile il criterio del mercato trova applicazione per i soli titoli non immobilizzati quotati, valutati secondo il criterio di mercato o del minore tra costo e mercato; diversamente per i titoli del portafoglio immobilizzato è prevista la valutazione al costo, ridotto eventualmente per perdite durevoli di valore.
Rispetto all’attuale normativa la valutazione al fair value sostituirà il criterio del costo per un n° crescente di poste finanziarie (tra cui in particolar modo i derivati, finora indicati sulla base del loro valore nozionale nella nota integrativa).
L’effetto dell’adozione del fair value non prodice sempre un impatto sul reddito dei singoli esercizi ma segue delle logiche diverse tenuto conto della categoria di appartenenza:
Nel caso degli strumenti AFS alla fine dell’esercizio si deve contabilizzare la variazione del fair value in contropartita di una specifica riserva di patrimonio netto, mentre l’eventuale plusvalore o minusvalore sarà attribuito a conto economico solo al momento della vendita, mediante lo storno contabile della riserva precedentemente costituita. La categoria AFS si caratterizza dunque per la stabilizzazione dei redditi futuri mantenendo costante il rendimento ma lasciano oscillare il fair value sotto forma di variazioni di patrimonio netto.
Mentre gli strumenti classificati nella categoria FV-PL producono i risultati derivanti dalla variazione del fair value direttamente sul conto economico; i redditi futuri vengono lasciati liberi di oscillare in base agli andamenti del fair value a C.E.
Questa diversa impostazione contabile potrebbe influenzare le eventuali opportunità di gestione di alcune operazioni di rientro degli investimenti, in particolari momenti della vita aziendale. In sostanza potrevve diventare problematico il compimento di certe transazioni al solo fine di sostenere l’utile di esercizio. Ad es nel caso di attività iscritte al costo che, mostrando sostanziali plusvalenze latenti, potrebbero essere vendute principalmente per controbilanciare i risultati scadenti delle principali aree di gestione.
Gli IAS in sostanza, impongono scelte di portafoglio secondo logiche nuove; ad es, con riferimento al portafoglio di partecipazioni, si assisterà a un aumento di volatilità dei risultati, più direttamente correlati all’andamento economico dei diversi settori in cui operano le società partecipate.
In conclusione, la maggiore articolazione dei criteri contabili stabiliti dagli amministratori attraverso apposite delibere quadro e le scelte contabili poste in essere, introducono nuove leve gestionali per calibrare i "pesi" da attribuire al patrimonio netto o al C.E dell’esercisio corrente e di quelli successivi.
Un ulteriore effetto sulle politiche di bilancio deriva dalle stringenti regole stabilite dallo IAS 39 con riferimento al passaggio degli strumenti finanziari da una categoria a un’altra.
Il trasferimento di strumenti finanziari dal portafoglio immobilizzato a quello non immobilizzato, nell’attuale contesto normativo, rappresenta una facoltà concessa agli amministratori al verificarsi di significativi mutamenti nelle condizioni interne o di mercato, che potrebbe essere utilizzata al fine di modificare da un esercizio all’altro il criterio di valutazione degli strumenti finanziari influenzando di fatto il risultato economico. Lo IAS 39 (considerate le implicazioni di carattere valutativo che derivano dalla riclassificazione di uno strumento finanziario), considera il passaggio da una categoria all’altra un evento non ordinario che deve trovare adeguata documentazione e giustificazione.
In particolare gli strumenti iscritti nella categoria FV-PL non possono essere riclassificati in una categoria diversa (lo stesso vale per gli strumenti LR)
Le uniche riclassificazioni regolamentate sono quelle tra gli strumenti classificati come AFS e quelli classificati come HTM ma in ogni caso non si tratta di una facoltà, in quanto la riclassificazione è consentita solo in particolari casi previsti dall’IAS 39.
In ogni caso eventuali trasferimenti da una categoria all’altra comportano inevitabili complicazioni contabili per via della discontinuità di trattamento subita dagli strumenti finanziari.
Un punto importante riguarda la possibilità concessa dai nuovi principi di classificare nella categoria HFT le proprie passività finanziarie, un aspetto al quale i nostri amministratori non sono abituati. Tale possibilità viene concessa non tanto "per speculare" sulle proprie passività, ma soprattutto per consentire di controbilanciare in misura migliore gli effetti economici di operazioni dell’attivo collegate alle passività; si pensi alla negoziazione di obbligazioni proprie o, nel caso di emissioni che incorporano strumenti derivati (c.d. embledded), per evitare l’obbligo di separare il derivato implicito e altri motivi di opportunità.
di Alessia Chiovaro

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