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I criteri di valutazione del bilancio d'esercizio

La redazione del bilancio d'esercizio comporta per molti cespiti patrimoniali (es. immobili e rimanenze di magazzino) la necessità di essere sottoposti a una stima da parte degli amministratori, così da determinarne il valore da iscrivere in bilancio. Sopravvalutazioni delle attività o sottovalutazioni delle passività gonfiamo artificiosamente l'utile o riducono le perdite. Il processo contrario genera un utile ridotto, dando luogo al fenomeno delle riserve occulte. I principi da osservare nella valutazione sono quelli della prudenza e della continuità dei criteri.
Le immobilizzazioni di ogni tipo sono iscritte in bilancio al costo storico (devono essere computati anche i costi accessori). Il valore è quasi sempre inferiore a quello attuale.
Il valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzare il bene.

Se il valore di un'immobilizzazione risulta durevolmente minore del costo storico regolarmente ammortizzato, dovrà essere iscritta in bilancio per tale minore valore (svalutazione).
I costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicità possono essere iscritti nell'attivo solo se hanno un'utilità pluriennale. Devono essere ammortizzati entro cinque anni.
L'avviamento può essere iscritto nell'attivo solo se acquistato a titolo oneroso e va ammortizzato entro cinque anni.
I crediti devono essere sempre valutati secondo il valore di prudente realizzo.
I cespiti dell'attivo (rimanenze, titoli e partecipazioni) devono essere iscritti al costo di acquisto o di produzione o, se minore, al valore di realizzo desumibile dal valore di mercato.
In presenza di casi eccezionali (es. in un terreno si scopre un giacimento di metano) gli amministratori devono attribuire ai beni un valore superiore. Fra i casi eccezionali non rientra il semplice incremento di valore per effetto della svalutazione monetaria.

di Alexandra Bozzanca
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