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Settore agricolo in Italia dopo l'Unità


Agricolo:

L’agricoltura non è arretrata, in alcune aree anche dinamica (barbabietole, vino e frutta). Il meridione è in difficoltà per la gestione del latifondo: i proprietari non sono i coltivatori. E’ rivolta al mercato.

Come mai allora è considerata arretrata? Perché rispetto agli altri paesi europei sull’agricoltura grava un numero eccessivo di individui. Si mettono così a coltura aree che rendono meno.

L’Unità d’Italia non cambia le cose (non c’è una rivoluzione produttiva al contrario che nel settore industriale).

Rosario Romeo storico ha una teoria (anni 1860) che dice che l’Italia intraprende lo sviluppo industriale perché alle spalle è stata cumulata ricchezza agricola. Teoria confutata perché non ci sono “novità” agricole ai tempi dell’Unità d’Italia ma al limite alla fine del 1800 (nuove pratiche agrarie).

Quali novità allora dopo l’Unità? Si diffonderanno conoscenze tecniche (es. prime macchine, selezione di sementi, pratiche agricole). Si diffusero i comizi agrari (come i consorzi) e le cattedre ambulanti anche per intervento dello Stato.

Alla fine del 1800 crisi agraria: sul mercato europeo il grano che viene dagli Usa costa meno. Comunque la crisi fu in un certo senso salutare: ci furono meno addetti e la mano d'opera cambiò settore. Comporta anche una specializzazione dell'agricoltura: se non è più conveniente coltivare grano, si cambia: es. barbabietole, gelso per bachi, agrumi.
Tratto da STORIA ECONOMICA CONTEMPORANEA di Barbara Pavoni
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