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Fattori determinanti le economie di scala: Economie monetarie (principio delle transazioni per grandi volumi)

Si tratta di economie nei costi sperimentabili da quelle imprese che, in virtù della loro dimensione, rivestono una posizione di maggiore forza sul mercato di acquisizione dei fattori produttivi, che si traduce nella possibilità di: approvvigionare beni e servizi a prezzi più favorevoli [1)]; godere di maggiori opportunità e migliori condizioni nell’accesso al mercato finanziario [2)].

1) Approvvigionare beni e servizi a prezzi più favorevoli.
Per quanto concerne le economie di approvvigionamento – materie prime, semilavorati, fornitura di energia e servizi – è fatto assodato che i “grandi acquirenti”, in virtù della loro capacità di controllo dei mercati di riferimento, sostengono prezzi minori per le proprie forniture comparativamente alle piccole imprese, esercitando sui fornitori un “potere monopolistico di contrattazione” (c.d. “tirannide”).
Tali vantaggi si fondano principalmente su:
a) effettivi risparmi sulle ordinazioni e sui costi di spedizione dovuti alle maggiori quantità acquistate (i comuni “sconti quantità”);
b) possibilità di stipulare contratti di fornitura globalmente più favorevoli quando si acquistano maggiori volumi (non soltanto riduzioni del prezzo di acquisto ma anche benefici ulteriori quali, ad esempio, una più elevata qualità e customizzazione dei beni approvvigionati).
Peraltro, il venditore è avvantaggiato dal valore della domanda, dalla sua stabilità nel tempo e dalla caratteristica di sicurezza e solvibilità solitamente garantita da un “grande acquirente” (l’entità degli acquisti della grande impresa permette poi di organizzare meglio l’intero processo di approvvigionamento, pianificando in modo ottimale le attività produttive).

2) Godere di maggiori opportunità e migliori condizioni nell’accesso al mercato finanziario.
a) Le economie nella raccolta dei capitali, invece, discendono dall’accentramento della gestione di rilevanti flussi monetari reso possibile dalla grande dimensione dell’impresa, con conseguenti minori costi di finanziamento e maggiori rendimenti.
Le economie nella raccolta dei capitali ricomprendono non solo il pagamento degli interessi ma anche gli oneri di negoziazione di un prestito e quelli relativi all’emissione di titoli azionari od obbligazionari.
A tale riguardo, è empiricamente verificato come tali costi possano considerarsi sostanzialmente indipendenti dalla dimensione (in termini monetari) dell’operazione di finanziamento, ed è stata anzi avanzata l’ipotesi della loro decrescenza all’aumentare di quest’ultima oltre determinati limiti.
Nel caso invece della remunerazione del capitale preso in prestito, normalmente questa risulta proporzionale all’entità del rischio associato all’operazione di finanziamento.
Peraltro, i tassi di interesse applicati alle grandi imprese sono sostanzialmente minori di quelli applicati ad organismi economici di dimensioni più piccole, in virtù della maggiore sicurezza associata alla grande dimensione stessa e derivante da:
- più elevata solidità finanziaria;
- maggiore grado di credibilità e di fiducia presso gli operatori economici;
- minore variabilità dei profitti;
- ridotto tasso di fallimenti rispetto alle medie di settore.
di Moreno Marcucci
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