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L'individualismo del Rinascimento

Il Rinascimento è l'epoca per eccellenza dell'individualismo come si vede dalla diffusione capillare della scrittura soggettiva: poesia petrarchistica, prosa autobiografica (Cellini, Lutero, Montaigne), biografica (Vasari). Ma la parola individualismo va precisata meglio.
Sempre più diffusa tra gli studiosi del Rinascimento è una interpretazione neostoricistica di individualità. L'uomo del Cinquecento non è un individuo come entità autonoma autodeterminatasi ma il luogo in cui si esercitano le forze del potere. Secondo Greenblatt l'identità si definisce dall'essere posti in uno schema di comunicazione, di rapporti legali e di obbedienza. La vita letteraria del Rinascimento in effetti si concretizza all'interno della Corte. Da questo legame corte – letteratura deriva la necessità dello scrittore di un ruolo e di una immagine ufficiali e contemporaneamente personali. Non è sbagliato considerare la corte cinquecentesca come un instancabile palcoscenico di parti, cerimonie e giochi di società. Tutti recitano, dal suddito al Principe. L'individuo storico del Rinascimento è condizionato dalle istituzioni e dai programmi politici dei governanti; non esiste un privato che non sia una diretta emanazione del pubblico.
Magari l'approccio neo storicista sacrifica troppo l'individualità dell'individuo però ha l'indubbio merito di avere riconosciuto nell'individuo il punto di incontro tra tensioni sociali di varia natura e di aver collocalto l'individualità in un contesto polimorfico di rapporti. Più che l'epoca dell'io sembrerebbe l'epoca del noi.
Michael Masuch sostiene che l'individualismo sia un fenomeno multidimensionale, un amalgama di pratiche e di valori senza un centro visibile. Il potere politico è senza dubbio una tra le forze più importanti che contribuirono alla sua formazione. Ma anche il potere dal basso, quello dell'opinione pubblica, inizia a prendere piede, imponendo modelli e costringendo gli intellettuali a prendere posizioni, o di contrasto o di adeguamento demagogico.
La fedeltà ai principi e ai sovrani è redditizia. Il conformarsi automatico, persino scontato, del singolo, a quei calcoli e a quei progetti gli dà l'illusione di agire normalmente, di essere nelle condizioni ideali per lo sviluppo di sé. Il rispetto delle regole crea nel singolo l'idea che è il rispetto delle regole la condizione fondamentale per il libero esplicarsi della sua individualità e gli impedisce di vedere che quello stesso rispetto delle regole è la sua più legittima individualità. Conformandosi, il singolo non si dispone a vincere, come crede, ma a perdere. Egli è controllato dall'esterno nel momento stesso in cui crede di esprimere, con i mezzi migliori, la sua interiorità. Se un poeta utilizza la lingua più in voga è convinto di acquisire diritto di espressione, non capendo che in realtà si sta privando della capacità di disobbedire, di creare un discorso antitetico a quello del potere.
Questo non toglie che l'individualità sia uno dei modi più nuovi e sofisticati dell'individualismo rinascimentale. L'individualità da intendersi come la coscienza dell'individuo che riconosce la propria dimensione privata e la propria irriducibilità ai codici comportamentali (Secretum di Petrarca, Essais di Montaigne, Ricordi di Guicciardini).

di Gherardo Fabretti
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