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Privatizzazione del demanio pubblico e liquidazione dell'asse ecclesiastico in Italia a fine 1800


PRIVATIZZAZIONE DEL DEMANIO PUBBLICO
Gli enti locali erano proprietari delle terre comuni (boschi, aree montane) ed erano degli ammortizzatori sociali: di proprietà pubblica, si poteva fare legna, raccogliere i frutti spontanei (usi civici). Si affianca alla comunanza agraria (es. pascoli montani). Quando lo Stato e gli enti locali hanno bisogno, iniziano a vendere. Chi se ne avvantaggia? Ci rimettono i più poveri e ci guadagna chi acquista per un prezzo più basso rispetto al reale valore di mercato.
E chi ha la capacità di acquistare? I più ricchi, i nobili.. non è giustizia sociale.
Tra la fine del 1870 e il 1880 si alienò la maggior parte dei beni pubblici perché il debito pubblico non era sufficiente per le spese (es. militari), e le tasse neanche.


LIQUIDAZIONE DELL'ASSE ECCLESIATICO
Con il processo di unificazione lo Stato requisisce molte proprietà della Chiesa.
Una parte resta di proprietà come parrocchie, curie, mense, cattedrali, conventi), ma il grosso si confisca. Sia terreni che fabbricati. I fabbricati furono destinati ad altre funzioni come prefetture, caserme, scuole, ospedali (specie le chiese sconsacrate ed i conventi). I terreni invece diventarono demanio pubblico e furono venduti come sopra, fuori mercato. Se ne avvantaggiarono i più ricchi. Già avevano grandi proprietà, magari a causa di contadini in difficoltà, poi il demanio, adesso l'asse ecclesiastico. Tutto ciò per finanziare la spesa pubblica, con evidenti ingiustizie sociali.

Dopo l'Unità si sarebbe dovuta fare una riforma agraria, promessa, tramite la distribuzione delle terre sottratte ai latifondisti per creare un ceto di piccoli proprietari che facevano auto-sostentamento e anche per richiesta di beni di consumo.
[Es. Garibaldi con i 1000 ha il sostegno perché promette la distribuzione delle terre. Ma poi si ritira la promessa e si arriva a Bronte: i contadini che protestano vengono assaliti dai garibaldini].
Prevalsero invece altri interessi, quelli dei proprietari terrieri e quelli della spesa pubblica. In Italia non c'è una coscienza nazionale proprio per questo motivo, la mancata riforma agraria di distribuzione delle terre ma a favore dei ricchi che erano potenti anche prima dell'Unità. (Il Gattopardo da leggere: vecchio nobile siciliano ricco e potente che con l'unificazione nazionale deve appoggiare se vuole mantenere: “E' necessario che tutto cambi perché nulla cambi”).
Brigantaggio, proteste di piazza per il macinato.
Oggi lo Stato è debole e può essere aggredito dal federalismo.

Il Finanziamento della spesa pubblica oltre che con debito pubblico, privatizzazione ed asse ecclesiastico si fa anche monetizzando parte del debito.
Dagli anni 1870 e 1880, ci sarà emissione di carta moneta corrispondente al debito. E' carta moneta fittizia, non associata al gold standard di quegli anni.
Il gold standard era convertibile, l'Italia invece si trovò costretta a dichiarare l'inconvertibilità della carta moneta in oro e argento. Si adotta il corso forzoso.
Ma aumentando il denaro e restando invece l'oro uguale la moneta si svaluta e cresce l'inflazione. Favorisce le esportazioni ma il contesto internazionale non poteva reggere per molto l'inconvertibilità (essa doveva essere temporanea, come per es. durante le guerre). Alla fine degli anni 1890 infatti si rientrò nel gold standard con un prestito internazionale di oro. Si alleggerisce ai primi del 1900 con lo sviluppo industriale.
E' in realtà una situazione provvisoria: lo sviluppo industriale rimette sì tutto a posto ma l'inizio della 1° guerra mondiale fa ripartire il debito pubblico in Italia. Come Mussolini riuscirà a sanare questa emergenza si vedrà più avanti.
Tratto da STORIA ECONOMICA CONTEMPORANEA di Barbara Pavoni
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