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Il diritto d'opzione nell'aumento di capitale della società

Il diritto d’opzione è disciplinato dall’art.2441. Il diritto d’opzione spetta a tutti i soci e per poter essere esercitato deve essere dato un certo termine. Sin una società che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio se non viene esercitato da tutti il diritto d’opzione o comunque non s’è una totale sottoscrizione, gli amministratori possono collocare liberamente presso terzi il diritto di sottoscrivere.

Il diritto d’opzione è negoziabile è può essere rappresentato da titoli che circolano. Il diritto d’opzione può essere separato dall’azione e può essere venduto. Chiunque si presenta con la cedola può esercitarlo.
Per le società quotate invece gli amministratori sono tenuti a far offrire per 5 sedute consecutive i diritti inoptati. È la società, non più il singolo socio che beneficia della vendita a terzi dell’inoptato.

Il diritto d’opzione può essere eliminato:

- sottoscrizioni da liberare con conferimenti in natura : il diritto d’opzione in questi casi non è esercitabile. La legge parte dall’idea che è più importante per la società acquisire il bene, che non l’interesse del socio a mantenere la sua posizione. La legge prevede che gli amministratori devono presentare una relazione che spiega il perché si fa un aumento di capitale con conferimenti in natura. Questa relazione deve essere presentata prima della delibera che deve approvarla, in modo che la decisione se aumentare il capitale sia presa in maniera consapevole. Nella relazione degli amministratori deve essere indicato il sovrapprezzo che a fronte dell’aumento di capitale può essere previsto per evitare che vi sia una situazione di favore per coloro che entrano come nuovi soci.
Se la società ha delle riserve occulte, la nuova emissione di azione godrebbe di riserve occulte idealmente spettanti ai già soci. Nel corrispettivo che viene versato dai nuovi soci, una parte va nel capitale sociale, che è il valore nominale che deve essere uguale per tutti, e un ammontare di sovrapprezzo che non entra nel capitale, ma da luogo ad una riserva di sovrapprezzo.

- interesse della società che lo esige (5 comma) : il diritto d’opzione può essere escluso o limitato se approva dalla metà più uno del capitale. Se l’interesse della società lo esige, si intende che non si può fare altrimenti o quando è preferibile rispetto ad altre soluzioni togliere il diritto d’opzione. È maggioritaria la seconda interpretazione.

- emissione di azione a favore di dipendenti : vengono destinate nuove azioni a dipendenti della società o a dipendenti di società controllate o controllanti. Questo serve per favorire la fidelizzazioni del lavoratori.
Per questo tipo di operazioni non c’è diritto di opzione se dell’aumento di capitale una quota fino ad un massimo di ¼ viene riservata ai lavoratori, queste si approvano con il quorum dell’assemblea straordinaria. Se viene superato il massimo di ¼ ci vuole il superquorum della metà più uno del capitale.
Nelle quota il livello è fissato all’1%, sotto l’1% non c’è bisogno di utilizzare il superquorum.

- opzione indiretta : l’emissione di nuove azioni viene sottoscritta da soggetti che sono degli intermediari, che in modo speculare collocheranno le azioni nel rispetto del diritto d’opzione. La società ottiene subito la certezza che l’aumento è interamente coperto.

Nel codice del ’42 gli unici titoli su cui poteva essere esercitato il diritto d’opzione erano le azioni ordinarie. Oggi invece su qualunque tipo di azione che venga emessa spetta il diritto d’opzione.
Il diritto d’opzione spetta a tutti gli azionisti attuali e potenziali, e quindi anche agli obbligazionisti convertibili.
Quando esiste una pluralità di categorie e si fa un aumento di capitale, questo può riprodurre la struttura e la proporzione esistente tra le categorie di azioni. Non è obbligatorio.
di Valentina Minerva
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