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La tesi del giorno

Napoli, nuova emergenza rifiuti

Napoli, nuova emergenza rifiutiA Napoli è di nuovo emergenza rifiuti. La 17esima primavera segnata dallo scempio di uno dei paesaggi più belli del nostro Paese. Oltre 3.500 le tonnellate di immondizia abbandonata per strada, una crisi da cui è quasi impossibile uscire, almeno a breve. Il governatore della Campania Caldoro dice che si deve andare oltre la “provincializzazione”, ma preme perché su tutto il territorio vengano individuate le mini-discariche. E venuto meno il sensazionalismo con cui Silvio Berlusconi qualche mese fa annunciava la “risoluzione definitiva della crisi in Campania”, proprio dal premier arriva il monito di non dare inizio alla campagna elettorale a Napoli con la città sommersa di rifiuti.

L’assessore Giovanni Romano deve ora convincere Bruxelles, che ha già messo più volte l’Italia sotto accusa per la disastrosa gestione dell’emergenza, che nel giro di 30 mesi saranno costruiti altri tre termovalorizzatori (a Napoli est, a Salerno e forse nel Giuglianese) e che verranno realizzate nuove discariche, anche se ancora non si sa dove perché nessuno le vuole.

Situazione intricatissima, insomma. Che ci ricorda ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che quella dei rifiuti e della loro gestione è una questione politica, e economica, che fa gola a tanti. Alle mafie soprattutto.

Come scrive Rino Esposito nella sua tesi Le nuove forme di criminalità ecologica - Profili di politica criminale internazionale, nel “Rapporto sul Fenomeno della Criminalità Organizzata redatto dal Ministero dell’Interno nel 1996, viene segnalato che: «(....) gli interessi mafiosi si rivolgono verso gli appalti dei servizi pubblici, come lo smaltimento dei rifiuti urbani, e nel mercato dei rifiuti tossici e nocivi la criminalità organizzata ha individuato l’ennesima fonte di ingentissimi profitti, approfittando della scarsa incisività della normativa sanzionatoria, di carattere prevalentemente amministrativo e della limitata adozione da parte degli Enti Locali dei piani di organizzazione dei servizi di smaltimento (...)».

La Procura Nazionale Antimafia da anni ormai segnala “il forte rischio che proprio intorno alle attività di smaltimento illegale di rifiuti, le diverse articolazioni della mafia abbiano costituito una sorta di joint venture. Il ciclo dei rifiuti, gestito dalla criminalità organizzata, ha trovato la sua origine in Campania, come rivelato ormai da diversi collaboratori di giustizia (Nunzio Perrella del clan Perrella Puccinelli operante a Napoli e Carmine Schiavone del clan dei Casalesi dominante la provincia di Caserta). I dati relativi al ciclo dei rifiuti elaborati dagli investigatori collocano la Campania al primo posto per quanto riguarda l’estensione dell’illegalità ambientale”.

Il sistema utilizzato nel traffico dei rifiuti è quello della triangolazione. “In pratica, i trafficanti, attraverso giri di documentazione ottengono la declassificazione dei rifiuti allo scopo di raggiungere così impianti di Regioni non autorizzati a ricevere il rifiuto effettivamente trasportato”. Grazie all’emissione di fatture per operazioni commerciali sostanzialmente inesistenti si consente così ai rifiuti di giungere in discariche non autorizzate a riceverli.

Come disse il pentito di camorra Nunzio Perrella nel 1993 alla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, “Per la camorra i rifiuti sono oro”. E lo saranno fino a che la politica non sceglierà da che parte stare. Se pro o contro le mafie.

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Le nuove forme di criminalità ecologica - Profili di politica criminale internazionale