La tesi del giorno
"Boris", la serie più irriverente degli ultimi anni è ora un film
E’ la troupe più improbabile che si possa immaginare eppure ha avuto un seguito tanto grande da averne fatto un film: approda nelle sale cinematografiche “Boris”, ispirato alla celebre serie televisiva.
Per mantenere fede al detto ”squadra che vince non si cambia”, nella versione cinematografica stessi autori e stesso cast, a cominciare da uno strepitoso Francesco Pannofino nei panni del regista René Ferretti, Antonio Catania in quelli del delegato di Rete Diego Lopez, Pietro Sermonti è sempre l'attore fasullo Stanis La Rochelle e Carolina Crescentini è "cagna".
Oltre a loro anche Caterina Guzzanti, Luca Amorosino, Valerio Aprea, Ninni Bruschetta, Alberto Di Stasio, Massimiliano Bruno, Giorgio Tirabassi mentre la canzone di Elio e le storie tese, "Pensiero stupesce", accompagna i titoli di coda.
Le tematiche affrontate dal film spaziano toccando fenomeni tipicamente italiani quali precarietà e raccomandazione fino ad arrivare, con un tocco di ironia, a spiegare valori universali quali la coerenza e la ricerca di verità.
La tesi di Federica Giudici Boris: decostruzione di una fiction all'italiana si propone di spiegarci come s’inserisce “Boris” all’interno della fiction italiana, attraverso innovazione e sperimentazione.
Chi fosse a digiuno della serie, può rimediare con l’ottima analisi delle sequenze di alcune puntate, mentre il gioco di decostruzione di un genere è leitmotiv per seguire un lavoro che interseca televisione e cinema spiegandoci come lo stesso linguaggio sia applicabile ad entrambi i media.
La tesi si conclude con l’intervista a Luca Manzi, autore del soggetto di Boris, per sapere come enuncia l’autrice: “Tutto quello che avreste voluto conoscere sulla serie (ma non avete mai avuto modo di chiedere).
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