La tesi del giorno
Amnesty international compie 50 anni
Sono 50 anni che Amnesty International opera a livello internazionale per la tutela e la promozione dei diritti umani, di campagne per liberare i prigionieri di coscienza, abolire la pena di morte, porre fine alla tortura e alla violenza contro le donne, contrastare impunità e discriminazione, garantire il diritto all'alloggio, alla salute e all'istruzione e i diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.
Il simbolo che accompagna da sempre l’associazione è una candela circondata da filo spinato, immagine che sottolinea la volontà di Amnesty di rendere sempre ben visibile qualsiasi violazione dei diritti umani, perché non cada nell'oblio e si mantenga così viva la speranza.
La battaglia dell’avvocato Peter Benenson, suo fondatore, iniziò quando il 28 maggio del 1961, sulle colonne dell'Observer, fece trasparire tutto il suo sdegno nei confronti dell'arresto di due studenti che in un bar di Lisbona avevano brindato alla libertà delle colonie portoghesi: il governo li aveva condannati a sette anni di prigione.
Da allora Amnesty si è evoluta fino a diventare più globale: dal 2001 in poi l’associazione avrebbe agito per "prevenire e porre fine a gravi abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione, nell'ambito della propria opera di promozione di tutti i diritti umani".
Virginia Marconi è autrice di: “Amnesty International: comunicare i diritti umani” una tesi improntata a spiegare più in generale che cos’è una ONG e come funziona, per poi arrivare a dettagliare il caso di Amnesty.
“Nessun’altra organizzazione può sostenere di avere la quantità di membri di AI: conta un milione e ottocentomila membri, sostenitori e sottoscrittori in più di 150 paesi e territori in ogni regione del mondo. La principale fonte della forza di AI, fin dal suo inizio, era proprio la sua membership di considerevoli dimensioni.”Virginia analizza i fattori di un successo mondiale che cresce e non tende a diminuire, focalizzandonsi sui sistemi di comunicazione utilizzati.
La tesi volge uno sguardo non solo al passato di Amnesty ma ipotizza le possibili strade future da percorrere.
L’elaborato si conclude con un’ottima intervista a Davide Cavazza, Campaign Coordinator della Sezione italiana di Amnesty International.
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