Skip to content

La tesi del giorno

Pericolo pandemia? Scatta la caccia al colpevole

Pericolo pandemia? Scatta la caccia al colpevolePrima erano streghe o diavoli, zingari ed ebrei. Ora sono mucche, polli o cetrioli.
L'Europa di ieri e di oggi cerca gli 'untori' su cui riversare la rabbia e il biasimo per la diffusione delle epidemie che periodicamente sembrano affliggere la popolazione.

"Perché", si chiede Eleonora Prezioso in Pandemie: i (non)luoghi del contagio, "la malattia contagiosa ha sempre terrorizzato l’uomo ancor più di altri eventi catastrofici?"
La risposta sembrerebbe trovarsi secondo Eleonora proprio nelle caratteristiche peculiari del contagio, che trasmette 'il male' attraverso il contatto da uomo a uomo, ledendo il suo bisogno di socialità e di definizione dell'identità.
Non bastano infatti le comuni norme di esclusione basate su caratteristiche estetiche, religiose o spaziali, ci si ritrova a temere che la malattia venga dal negoziante di fiducia, dal proprio vicino, persino dagli stessi congiunti: per salvaguardare la propria singola esistenza si è costretti a escludere e ad auto-escludersi.

"Se fino a due secoli fa le strategie di sorveglianza sanitaria si potevano realizzare tramite i modelli dell’isolamento delle città colpite dall’epidemia o dell’esclusione e il confinamento dei malati in appositi luoghi, nella società globalizzata appare quasi impossibile l’una e l’altra strategia".
In particolare lo sviluppo dei non-luoghi - spazi dove vige la libertà di circolazione di uomini, merci e idee -, amplia la sensazione di essere esposti a qualsiasi invasione che venga dall'esterno, sotto forma di flusso migratorio o importazione di merci straniere.
Questo implica che, all'emergenza sanitaria, si mescolino gli interessi economico-politici nazionali, oltre che i discorsi di definizione di una linea di demarcazione tra malati (loro) e sani (noi).

In questo quadro, come sottolinea Eleonora, i media non fanno che amplificare a dismisura le nostre paure ancestrali, con la loro necessità di selezionare la notizia da prima pagina e dare l’aggiornamento dell’ultim’ora, mantenendo viva la sensazione di pericolo.
Salvo poi smettere repentinamente di parlare dell'emergenza, come se inizio e fine scaturissero da un'oblio nebuloso, con l’effetto controproducente di portare la popolazione a sottovalutare il rischio pandemie che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è tuttora più concreto che mai nelle zone con scarse politiche sanitarie.

Visita la tesi:

Pandemie: i (non)luoghi del contagio