Skip to content

La tesi del giorno

Obesità: i costi di un pianeta che ingrassa sempre di più

Obesità: i costi di un pianeta che ingrassa sempre di piùIl pianeta è sempre più obeso, e a quanto pare a salvarsi c'è solo l'Asia. Secondo i dati raccolti dalla prestigiosa rivista Lancet, sono 1,5 miliardi le persone in sovrappeso in tutto il mondo. Un problema diffuso soprattutto - e sembra paradossale dirlo - nei Paesi più poveri, e tra i più poveri, a causa del cibo spazzatura che ogni giorno mandano giù. Grandi e piccini, senza distinzione. La maglia nera va agli abitanti dell'Oceania, mentre se la cavano alla grande gli asiatici, cinesi e giapponesi soprattutto. Per quanto riguarda noi europei, la dieta migliore ce l'hanno gli olandesi, che sono i meno obesi.

E' soprattutto nel mondo femminile che si nota una differenza tra un Paese e l'altro. In Giappone e Cina, solo una donna adulta su 20 è obesa contro una su dieci in Olanda, una su quattro in Gran Bretagna e Australia, una su tre negli Stati Uniti. Eppure, per cambiare le cose basterebbe davvero poco: tagliare ogni giorno dall'alimentazione solo 250 calorie farebbe perdere 13 chili in tre anni.

Uno dei grossi problemi legati all'obesità, è il costo sociale che questo genera. Come scrive Simona Matulich nella sua tesi "Il costo sociale delle patologie: il caso dell'obesità", "i progressi scientifici e tecnologici, l’invecchiamento della popolazione, la fede illuministica nel progresso della medicina e la medicalizzazione di vasti settori della vita umana, hanno portato a una richiesta crescente di servizi in ambito sanitario. L’aumento della domanda di assistenza medica ha causato una crescita incontrollabile dei costi sanitari, mentre la diffusione nella società di valori di giustizia sociale e di pari dignità delle persone di fronte alla salute, ha sviluppato il principio etico di giustizia distributiva, come principio di equità di accesso alle opportunità di tutela della salute".

Purtroppo le risorse disponibili (umane, finanziarie, materiali) sono limitate rispetto all’evoluzione dei bisogni sanitari. "Occorre che l’economia sanitaria elabori al suo interno paradigmi etici che riescano a “illuminare” le scelte dei decisori politici. Il principio allocativo di “scelta ragionevole”, introdotto dall’economista Savulescu, si è rivelato il più adatto, perché a metà strada tra i principi dell’egualitarismo e dell’utilitarismo: in un contesto di risorse scarse si deve dare grande importanza alla prospettiva di vita dell’individuo in termini di lunghezza e qualità". Soprattutto di fronte a nuove sfide sanitarie, come quella dell'obesità.

Visita la tesi:

Il costo sociale delle patologie: il caso dell'obesità