La tesi del giorno
Magia e religione. Come regolamentare l'occultismo
La magia affascina l'uomo fin dall'antichità, perché porta con sé un duplice significato di 'potere' e 'sapere' che non può non intrigare anche i più scettici.
La magia - con tutte le sue declinazioni, occultismo, astrologia, miracolismo - è una forma di religione perché si basa sul principio dell’esistenza di analogie e relazioni tra l’uomo e le realtà soprasensibili.
Così il quadro della Madonna che piange sangue a scadenza regolare o il successo delle Vanna Marchi di turno si fanno specchio di una società che, nonostante il progresso scientifico, abbraccia la passione per incantesimi e stregoneria come strada alternativa per cambiare il corso degli eventi ingovernabili del destino, per recuperare una certa dispersione affettiva o risolvere i misteri della vita.
Basti pensare al successo tra i giovani dell'adesione a varie sette e a pratiche di stregoneria, come la Wicca, veri e propri fenomeni di associazionismo. Oppure, in particolare tra gli anziani, l'affidarsi a talismani e cartomanti per combattere la malattia e la paura del futuro.
La diffusione e la popolarità della magia, oggi, raggiungono livelli difficilmente immaginabili, sostiene Luana Messina nel suo lavoro su Magia e diritto, dove ricostruisce i profili giuridici delle varie fattispecie di maghi, con particolare riguardo a quel settore della magia che confina con il fenomeno religioso.
Non bisogna dimenticare, infatti, che la magia, sebbene abbia le sue radici in un mondo 'spirituale', ha veri e propri rapporti commerciali con il mondo reale.
Parallelamente alla nascita dell'Albo Professionale e dell'UAODI (Unione Astrologica Occultista d’Italia), si moltiplicano i casi di presunti maghi-santoni portati dinanzi ai giudici italiani a seguito di varie denunce sui loro metodi e sul loro operato.
Luana si chiede quindi se "gli strumenti legali esistenti sono sufficienti ad affrontare i maghi e le sette che rientrano nell’illecito".
La risposta a questi problemi deve necessariamente passare "attraverso un’ampia prevenzione, una migliore applicazione della legge e la modifica di alcuni punti del sistema legale [...]. Occorre una regolamentazione che renda possibile reprimere i soprusi, senza con ciò reprimere la libertà di religione", sancita dalla Costituzione.
Occorre quindi tutelare le vittime.
Ma da chi devono essere tutelate, considerando che le vittime stesse hanno 'scelto' di credere e considerando l'ampia gamma di prestazioni offerte, a volte innocue, a volte addirittura in buona fede?
"Ogni relazione 'magica'", conclude Luana "va analizzata e inquadrata come corretta o scorretta; come penalmente rilevante o come giuridicamente indifferente. [...] Le considerazioni svolte sopra possono valere anche per il caso che l’attività magica o divinatoria avvenga in un contesto religioso o, come accade quasi sempre, pseudoreligioso caratterizzato dall’uso improprio di immagini od oggetti di natura religiosa. Tra l’altro pur difficile è, purtroppo, distinguere tra religioni e pseudoreligioni".
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