La tesi del giorno
La politica estera turca
La Turchia è sia per la collocazione geografica che dal punto di vista culturale e sociologico un ponte fra l'Occidente e l'Oriente. Durante i decenni della Guerra Fredda, la sua particolare posizione e le scelte politiche hanno fatto della Repubblica turca una sorta di avamposto occidentale sulla potenza sovietica e sull'area mediorientale. Un ruolo strategico di primo piano che, giocoforza, è venuto a mancare con la caduta del muro di Berlino. Per la Turchia, come per il mondo intero, la fine del regime comunista ha aperto una nuova epoca, sia per quanto riguarda la politica interna che quella estera.
Come afferma il dott.Matteo Morresi nella sua tesi Turchia: la terra di mezzo - Storia e analisi della Repubblica Turca tra Est e Ovest la svolta è rappresentata dall'approdo alle redini del governo del partito islamico moderato Akp (Adalet ve Kalkınma Partisi – Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) e del suo leader Recep Taypp Erdogan. Dal punto di vista delle relazioni internazionali il nuovo partito di governo, mettendo in atto la cosiddetta dottrina di “profondità strategica”, ha rivoluzionato quelle che erano scelte “dogmatiche” della Repubblica turca fin dal principio della sua storia. Così oggi tra un difficile processo di entrata nella Ue ed una riapertura sostanziale dei rapporti con i paesi dell'area mediorientale, senza dimenticare la particolare posizione geografica che la rendono un crocevia fondamentale per politica energetica occidentale, la Turchia torna a rivestire una notevole importanza strategica negli equilibri tra oriente, occidente e gli stati situati a est del sistema internazionale.
Il ruolo della Turchia si riconferma cruciale per gli equilibri internazionali soprattutto in dopo la Primavera Araba. Il regime islamico moderato di Erdogan rappresenta un esempio per i paesi del Nord Africa che cercano stabilità e democrazia, senza contare che l'atteggiamento assertivo ma critico di Erdogan nei confronti di Israele è visto di buon occhio dal mondo arabo.
Come spiega il dott. Morresi la Turchia non è più disposta ad “aspettare” quell'inserimento definitivo tra i paesi dell'Occidente, in sintesi l'ex sospirato ingresso nell'Ue, ma ha iniziato ad “agire”, aspirando al rango di protagonista globale grazie alla sua collocazione geopolitica e ai rapporti, culturali ed economici, ereditati dall'impero ottomano. Più che di “neo-ottomanismo” il governo di Ankara preferisce sentir parlare di “pax ottomana” [...] sottolineando come il retroterra storico dei rapporti con le aree circostanti la penisola anatolica funge oggi da base sulla quale la Turchia intende proporsi come fulcro di una fitta rete di relazioni, soprattutto commerciali, con riferimento diretto all'eredità culturale islamica, di cui l'Akp si propone quale giusto erede coniugando la religione con un processo di modernizzazione del paese a tutti i livelli. Ciò che la “profondità strategica” aveva, ed ha, l'obiettivo di fare è portare fuori da una situazione di “passività” lo stato turco, una passività derivante sia dalla sicurezza della protezione statunitense durante gli anni di guerra fredda che dalla linea conservatrice dell'establishment politico-militare che per anni ha traghettato il paese tenendo poco conto dei cambiamenti storici e sociologici che hanno interessato sia la vita interna del paese, che le relazioni internazionali.
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