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La tesi del giorno

La vittima di sequestro

La vittima di sequestroSe uno dei vostri rapitori morisse, scrivereste una lettera di cordoglio ai familiari?
Leggendo La vittima: aspetti psicologici e giuridici della dott.ssa Annalaura Lucresi si desume che la risposta a questa domanda non è probabilmente così scontata: la vittimologia, disciplina che studia il crimine dalla parte degli offesi, sostiene infatti che tutto dipende da come si è vissuta l'esperienza traumatica.

E in particolare, come specifica Lucresi, è difficile tracciare uno "schema universale dei vissuti emotivi" legati all'esperienza del rapimento.
Vi sono ovviamente alcune costanti: la cattura viene sempre vissuta in modo traumatico ed è accompagnata da vissuti di panico, spavento, disperazione e terrore; con il passare del tempo questi sentimenti vengono sostituiti dalla rassegnazione e dall'adattamento alla condizione di prigionia, che si manifesta con una condotta 'passiva' per proteggersi assecondando il rapitore, accompagnata dalla nascita di una sorta di rapporto, spesso generato dalle costanti pressioni psicologiche, dalla solitudine e dall'istinto di sopravvivenza.

La differenza nel modo di recepire l'evento traumatico varia a seconda delle caratteristiche della persona che si ritrova vittima.
Interessante a questo proposito è la ricostruzione di Lucresi delle dinamiche psicologiche - ansia da abbandono, sindrome di Stoccolma, lotta psichica per il mantenimento della propria identità - avvenute nel caso di Natascha Kampusch, che venne sequestrata da Wolfgang Priklopil nel marzo del 1998 e rimase prigioniera in una cantina per otto anni, prima di riuscire a fuggire.

Ma la liberazione, spiega ancora Lucresi, "non sempre chiude il sequestro; molti rapiti, infatti, soffrono del disturbo post-traumatico da stress, le vittime di sequestro vivono circondate da oggetti, rumori, profumi che riportano la loro memoria alla condizione di prigionia […], con tutta una serie di sintomi fisici e psichici che entrano a far parte della quotidianità con gravi conseguenze anche a livello lavorativo e interpersonale".
Per la vittima è difficile abbandonare la “dimensione” della prigionia - quel tempo sospeso, quasi irreale - per tornare a vivere nella quotidianità, riconquistando propri spazi di vita.
Tramite la razionalizzazione della propria quotidianità, infatti, il soggetto umano crede di poter controllare gli eventi e nel momento in cui il crimine colpisce la propria intimità, gli aspetti sui quali poggia l'identità vengono sconvolti, mostrando così la vulnerabilità umana.

"Nello stato di persona offesa il soggetto si trova davanti ad un duplice estraniamento: da una parte fatica nel ritrovare quelle premesse che lo orientavano durante l'esistenza precedente l'evento, capaci di dare significato alla quotidianità e alla propria identità, dall'altra la collettività stessa stenta a riconoscerla, nella difficoltà di dover comprendere le nuove esigenze ed aspettative del soggetto offeso di reato".

Immagine: Natascha Kampusch durante un'intervista

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La vittima: aspetti psicologici e giuridici. Il caso di Natascha Kampusch
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