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La tesi del giorno

Steve Jobs e le strategie comunicative della Apple

Steve Jobs e le strategie comunicative della AppleCome si fa a fare di un prodotto un mito? A far sì che la gente si tatui il logo della tua azienda, ami i tuoi prodotti e osanni le tua parole come quelle di un Dio?

Per avere un esempio di ciò che si può fare per raggiungere questo risultato basta studiare le strategie messe in campo dalla Apple, un'azienda che è riuscita a trasformare un business in un culto, con adepti pronti a ribadire la loro fedeltà in un marchio che non è considerato solo un'azienda di computer, ma un vero e proprio stile di vita.
Il merito, oltre che dell'intrinseca qualità dei prodotti, è certamente da ritrovare nelle intelligenti campagne di marketing, che hanno saputo associare un insieme di sentimenti e di valori in cui il consumatore può identificarsi.

Per avere una panoramica delle strategie di Apple che negli anni si sono succedute consigliamo l'approfondimento di Stefano Pintus, che ripercorre storicamente, con un ricco apparato di immagini, poster e video, le trovate pubblicitarie e i comunicati stampa che hanno accompagnato la messa sul mercato dei nuovi prodotti dell'azienda di Cupertino, accompagnati da un'analisi semiotica, sintattica e retorica.

Pintus non ha dubbi nell'incensare come fautore del successo della Apple uno dei suoi fondatori Steve Jobs, il cui obiettivo, dal suo rientro nella società alla fine degli anni '90, è stato quello di "ridefinire l'identità della Apple, dei Mac e sopratutto dei suoi utenti".
Una decisione che mostra il suo impatto e le sue linee guida nella campagna del 1997, che Pintus definisce "la più riuscita e la più imitata di sempre" Think different.

Le immagini e i testi ricchi di emozione associano il marchio Apple "al senso di libertà e motivazione che fa in modo di farci sentire come se ci venisse data l’opportunità di poter effettivamente contribuire a cambiare il mondo o comunque a poter pensare diversamente. Il primo passo sta nella connotazione generata dalle immagini di alcuni momenti della vita dei “folli”, su cui Apple costruisce la propria identità. […] La strategia che probabilmente sta alla base di questo circolo di identificazione tra i soggetti enunciatari modello ed i destinatari, è quella del desiderio mimetico, per la quale si verifica il desiderio di desiderio, o meglio il desiderio che si proietta sul desiderio altrui. In pratica desiderare ciò che è desiderato da altri (“i folli”)".

Le successive campagne seguono le linee guida tracciate dal successo di 'Think different', come Switch del giugno 2002 o Get a Mac del 2006, ma possono vantare un elemento in più: l'appoggio ormai incondizionato ed estremamente fecondo degli utenti appassionati che viralizzano i video e creano simpatiche parodie, commentano e si riconoscono nei 'siparietti' degli utenti Mac.
In particolare la campagna "Get a Mac", porta a compimento anche la definizione delle caratteristiche 'spaziali' della Apple: come fa notare Pintus "l’ambientazione di questi spot è praticamente un'idealizzazione dei luoghi/non-luoghi presentati [nelle campagne] precedenti. Ogni dettaglio di questi spot è perfettamente allineato a quello che poi noi troviamo nei negozi, nei prodotti, nei programmi, nei siti e nelle campagne pubblicitarie in forma cartacea."

Conclude Pintus che "la vera forza di Apple è […] oltre alla qualità dei prodotti, la capacità con cui ogni singolo settore di lavoro è allineato e coordinato con tutti gli altri. Sembra quasi seguire le nuove teorie sulle reti. Ogni singolo nodo è allo stesso tempo sia locale che globale".

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