La tesi del giorno
La pirateria somala
La pirateria dei giorni nostri, cruenta e soprattutto reale, ha sdoganato la figura ammantata di romanticismo e coraggio che film e romanzi hanno costruito attorno alla figura del pirata.
Oggi è l'instabilità della situazione geopolitica del Corno d'Africa, in particolare nel Golfo di Aden su cui si affaccia la Somalia, ad offrire asilo ai pirati che infestano una tratto di mare essenziale per i traffici europei, perché situato su una delle rotte marittime principali per il Medio Oriente e l'Asia.
I tentativi di intervento da parte dei Governi e delle società di navigazione per migliorare la sicurezza in quest'area si muovono su più fronti, come spiega Francesco Bartalini nella sua tesi sulla lotta alla nuova pirateria.
Da un lato l'Unione Europea, che già collabora con varie Task Force internazionali, per contrastare la minaccia della pirateria somala ha deciso di costituire la prima operazione marittima militare, la missione ATALANTA, che ha lo scopo di proteggere le navi PAM che inoltrano gli aiuti umanitari, oltre alle imbarcazioni commerciali.
Dall'altro lato, come ricorda Bartalini, "è un'opinione ampiamente condivisa quella per cui debellare il fenomeno della pirateria al largo delle coste della Somalia sarà un'impresa che richiederà molto tempo e che la soluzione vera del problema è politica e va trovata sulla terraferma. Le operazioni di contrasto possono fungere solo da parziale deterrente. La pirateria costituisce, infatti, un problema che ha origine nella situazione politica della Somalia ed è lì che va cercata la soluzione".
La regione del Puntland, infatti, è il luogo da cui partono gli assalti ed è anche una delle zone più povere del Paese: la popolazione somala in gran parte non considera la pirateria come un fenomeno negativo, ma come un mezzo per ottenere denaro e una sorta di compensazione per lo sfruttamento delle risorse naturali marittime.
Come sottolinea Bartalini: "Non si rileva nei loro comportamenti alcun atto di fanatismo ma soltanto l’esercizio di un business alternativo, l'unico praticabile".
La necessità di definire una risposta congiunta ed efficace alla pirateria deriva non solo dal continuo aumento di casi di sequestro, ma anche dalla crescita del potenziale bellico dei pirati, che "hanno iniziato ad utilizzare MANPADS, un sistema missilistico antiaereo a corto raggio, trasportabile a spalla ed inoltre gli RPG, armi portatili anticarro".
"L’impegno militare", conclude Bartalini "dovrà continuare finché le autorità somale non saranno in grado di combattere la pirateria dalla radice. Realizzando, infatti, il miglioramento delle condizioni di vita del popolo somalo, la distruzione delle basi logistiche e la realizzazione dell’isolamento dei pirati dalla comunità d’appartenenza, si potrà rendere molto più difficile il riciclaggio del denaro e si arginerà il fenomeno della corruzione delle autorità locali".
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