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La tesi del giorno

Italia e Libia

Italia e Libia"E' morto Gheddafi, viva la Libia".
La fine di una dittatura che da 42 anni dirigeva il Paese apre un futuro incerto.
I giovani che hanno assaporato la prima libertà grazie alla guerriglia si acquieteranno per favorire una ricostruzione pacifica? Quale equilibrio troveranno le spinte islamiste, gli interessi internazionali e i giochi politici interni?

Ma non solo la Libia pensa al suo futuro, anche altri Stati si interrogano e si battono per guadagnarsi la fiducia e, soprattutto, gli appalti per la ricostruzione e le partnership per lo sfruttamento delle risorse energetiche.
Anche l'Italia, che ha sempre avuto un rapporto privilegiato, nel bene e nel male, con la Libia in quanto ex-colonia, sta mettendo in campo diplomazia e proposte economiche per assicurarsi un solido canale di comunicazione con il nuovo governo.
Anche perché, come spiega Laura Parmisciano approfondendo l'evoluzione storica dei rapporti italo-libici, finora vi sono sempre stati due nodi costanti che hanno condizionato i rapporti economico-diplomatici: "il contenzioso relativo al passato coloniale italiano in Libia [...] e quello relativo ai beni espropriati alla comunità italiana espulsa dalla Libia nel 1970".

In particolare Parmisciano si sofferma sulle modifiche nei rapporti italo-libici sviluppatesi tra il 2001 e il 2010, "in seguito all'avvio del processo di riabilitazione internazionale della Libia, che hanno visto come principali fautori tre governi di centro-destra guidati dal premier Silvio Berlusconi".
"Dopo una breve contestualizzazione del nuovo attivismo bilaterale italo-libico all'interno del quadro generale della politica estera inaugurata dal centro-destra dopo l'11 settembre", Parmisciano si è concentrata "sulla cooperazione bilaterale in materia migratoria, campo che nel corso dell'ultimo decennio è andato assumendo un'assoluta centralità nelle relazioni politico-diplomatiche dei due paesi".

In conclusione dell'excursus storico, di fronte al declino della dittatura di Gheddafi, Parmisciano propone una valutazione dubbiosa sull'operato politico italiano: "La politica di equilibrismo passivo, motivata - oltre che da un certo grado di miopia politica - dalla difficoltà a conciliare la protezione degli interessi nazionali dai rischi derivanti dal profondo grado di interdipendenza tra i due paesi, con la tutela dei valori in gioco, rischia di ridimensionare fortemente la posizione privilegiata italiana in Libia ed aprire la strada ad altri referenti per i rivoltosi e per il Consiglio nazionale libico di transizione".

Immagine dal sito www.agenparl.it

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Le relazioni italo-libiche: dalle sanzioni multilaterali del 1992 al 2010