La tesi del giorno
L'alimentazione e la fiaba
I bambini apprendono non consapevolmente, attraverso una comprovata capacità di mimesis e di assorbimento degli umori e degli atteggiamenti che li circondano.
Secondo recenti studi, la socialità, il rapporto con gli oggetti, persino il senso di giustizia, quindi la capacità di distinguere tra un comportamento equo e uno poco giusto, si manifestano già in tenera età, ovviamente a livello solo intuitivo.
In questo contesto percettivo un bambino non potrà che apprezzare il racconto del mondo attraverso la fiaba, in quanto narrazione semplice che dà struttura coerente alla realtà: egli si può identificare con immediatezza e genuinità al contenuto della storia.
Le fiabe infatti si adeguano al linguaggio infantile adottando un ordine di giudizio basilare dell’esistenza, la distinzione rassicurante tra Bene e Male.
"Nelle fiabe è simbolizzata la natura problematica della vita" sostiene Rachele Grassi "ma esse non suggeriscono niente, spingono piuttosto a comportamenti concreti attraverso l’identificazione con i personaggi ai quali si vuole assomigliare. Le fiabe non dicono cosa si deve fare ma chi si vuole essere. Eppure sono imbevute dell’umore della gente e della terra in cui si sono sviluppate, ne riflettono il modo di vivere, di lavorare, di parlare e, naturalmente, di mangiare".
Rachele parte da questo presupposto per indagare più da vicino il rapporto che la letteratura per l'infanzia costruisce con il cibo, rapporto che muta di pari passo con le condizioni socio-culturali e il panorama letterario.
La centralità del mangiare è evidente, visto che, nelle primissime fasi della nostra esistenza, il cibo è il naturale e necessario primo rapporto di interscambio che instauriamo con gli altri, la madre, e con il mondo esterno.
Rachele fa un passo in più, e, nel suo lavoro, utilizza la fiaba, analizzata dal punto di vista alimentare, come fonte storica e antropologica.
Nei racconti di Pinocchio, Gian Burrasca e Mestolino la fame e il rifiuto del cibo diventano motivo di fuga e di ribellione, dallo status quo, ma anche dalle costrizioni tipicamente imposte all’infanzia, divenendo "metafora delle tendenze sovversive che percorrono il mondo borghese".
L'alimentazione è correlata alla stabilità emotiva, soprattutto nei bambini e Rachele mostra due esempi chiarificatori nelle fiabe di Alice nel Paese delle Meraviglie, dove le trasformazioni indotte dal cibo "permettono una riflessione sul bisogno di crescita e, nel contempo, del mantenimento della propria identità", e de La Fabbrica di cioccolato, dove si indaga il rapporto tra cibo-amore-sicurezza.
Rachele dedica l'ultima parte del suo lavoro ad un'indagine sulla situazione narrativa dal dopoguerra, concentrandosi su vari titoli destinati ai bambini dai 2 ai 6 anni reperiti presso la biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio, specializzata in letteratura per l’infanzia: si è assistito negli ultimi decenni ad una forte evoluzione dello stile alimentare, "a prevalere non è più il sentimento di mancanza, ma quello di abbondanza, che comporta l’attribuzione di significati diversi all’esigenza dell’alimentazione […] e la progressiva apertura delle tematiche alla diversità alimentare e ai disturbi alimentari".
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